DPFP 2026: che cosa cambia per i Comuni

Il 2 ottobre il Consiglio dei ministri ha approvato il Documento programmatico di finanza pubblica (DPFP) 2026, il testo che nel nuovo ciclo di bilancio ha preso il posto della Nota di aggiornamento al DEF e che fissa la cornice della legge di bilancio 2027-2029, attesa in Parlamento entro il 20 ottobre. Insieme al DPFP il Governo ha presentato la Relazione con cui chiede l’autorizzazione a utilizzare la clausola di salvaguardia europea per circa 29 miliardi nel biennio 2027-2028, metà per la difesa e metà per la sicurezza energetica.

Una cornice migliore nel 2026, stretta dal 2027

Per l’anno in corso il quadro è più favorevole del previsto: crescita all’1,0 per cento e deficit al 2,9 per cento. Dal 2027 la spesa netta, l’indicatore su cui si misura il rispetto delle regole europee, potrà crescere soltanto dell’1,9 per cento, poi dell’1,7 nel 2028 e dell’1,5 nel 2029, esattamente quanto consentito dal Consiglio dell’Unione europea. Le risorse della clausola di salvaguardia sono temporanee e settoriali; il documento colloca gli spazi per una manovra “moderatamente espansiva” solo nel 2028 e nel 2029.

Il conto delle Amministrazioni locali

La parte di maggiore interesse per gli enti territoriali è l’Appendice, che per la prima volta nel nuovo ciclo presenta il conto 2025-2029 per sottosettore. Per le Amministrazioni locali (Regioni, sanità, Province, Città metropolitane e Comuni) emergono quattro tendenze.

  • Le spese finali scendono dal 14,7 per cento del PIL del 2026 al 13,5 per cento del 2029, in misura più che proporzionale rispetto al resto della pubblica amministrazione.
  • Gli investimenti locali passano da 53,5 miliardi nel 2026, anno di chiusura del PNRR, a 40,5 miliardi nel 2029, con una riduzione di circa un quarto, mentre quelli delle Amministrazioni centrali aumentano da 39,7 a 47,5 miliardi.
  • I trasferimenti correnti dallo Stato restano fermi in termini nominali fino al 2028 (circa 164 miliardi l’anno), a fronte di un’inflazione cumulata vicina al 9 per cento: il Fondo di solidarietà comunale e i fondi settoriali perdono quindi valore reale.
  • Il comparto resta in equilibrio, con un avanzo nel 2026 e nel 2027 e un debito in riduzione da 106,6 a 102,9 miliardi, mentre il debito complessivo cresce di oltre 370 miliardi.

Fisco, personale e capacità amministrativa

Sul versante fiscale il documento registra la compartecipazione IRPEF a Regioni, Province e Città metropolitane dal 2027, il modello telematico unico per gli adempimenti IMU con la possibilità per i Comuni di introdurre misure premiali per la compliance e il raddoppio, dal 50 al 100 per cento per il triennio 2025-2027, della quota comunale sulle maggiori somme erariali recuperate grazie alla partecipazione all’accertamento. Sul personale, il decreto-legge n. 144 del 2026 elimina i tetti storici di spesa per gli enti in regola con i parametri di sostenibilità finanziaria. Il programma “Risorse in Comune” ha finanziato 1.851 Comuni tra 5.000 e 25.000 abitanti e la raccomandazione europea 2026 chiede per la prima volta in modo esplicito di rafforzare la capacità amministrativa degli enti locali e del Mezzogiorno.

Servizi e investimenti

Il DPFP certifica il superamento dell’obiettivo PNRR sui nidi (153.156 nuovi posti) e richiama gli impegni del Piano strutturale per dicembre 2027: copertura del 33 per cento a livello nazionale, del 15 per cento in ogni Regione e spesa di gestione aumentata del 20 per cento rispetto al 2021. Sono confermati 60 milioni strutturali per i servizi socioeducativi comunali e 50 milioni per i servizi di prossimità nei Comuni con meno di 5.000 abitanti. Le risorse della clausola energetica sono destinate anche all’efficientamento di scuole, impianti sportivi e strutture sanitarie e al trasporto pubblico per gli studenti, ambiti in larga parte di competenza comunale; i contributi per le comunità energetiche sono estesi ai Comuni fino a 50.000 abitanti.

I punti di attenzione verso la manovra

Il documento rinvia alla legge di bilancio la definizione del concorso degli enti territoriali e delle risorse per i fondi perequativi. Per i Comuni i temi su cui concentrare il confronto nelle prossime settimane sono quattro: la conferma dei fondi perequativi ai livelli vigenti, sostenuta dal saldo in avanzo del comparto; un meccanismo di adeguamento all’inflazione per le componenti dei trasferimenti legate ai livelli essenziali delle prestazioni; il finanziamento stabile della gestione dei servizi realizzati con il PNRR; la modalità di riparto delle risorse energetiche, con criteri fondati sui fabbisogni e accessibili anche agli enti di minore dimensione. Resta infine da integrare il quadro programmatico per livello di governo, cioè l’indicazione di come la manovra si distribuisce tra Stato, Regioni ed enti locali, da discutere nella Conferenza permanente per il coordinamento della finanza pubblica.

Francesco Porcelli, Università di Roma La Sapienza, consulente ALI.