Intervista a Valerio Lucciarini De Vincenzi, segretario generale di ALI – Autonomie Locali Italiane.
La fase conclusiva del PNRR apre una questione decisiva per il futuro degli investimenti pubblici: evitare che le risorse non utilizzate entro le scadenze europee vadano perdute e garantire che le opere realizzate dai Comuni siano realmente operative. Secondo Valerio Lucciarini De Vincenzi, segretario generale di ALI – Autonomie Locali Italiane, serve un confronto immediato tra Governo, istituzioni europee e autonomie locali, fondato sulla trasparenza, sul pragmatismo e sul coinvolgimento diretto dei territori.
Segretario, con l’avvicinarsi delle scadenze europee, quale rischio corre oggi il PNRR e quale dovrebbe essere la priorità delle istituzioni?
Credo sia arrivato il momento di aprire una nuova fase di confronto sul futuro delle risorse del PNRR che rischiano di non essere integralmente utilizzate. Il Governo italiano ha già avanzato in sede europea l’ipotesi di una proroga generale, incontrando però la contrarietà della Commissione. Di fronte a questa situazione non serve alimentare uno scontro istituzionale o una discussione propagandistica: occorre adottare un approccio serio, pragmatico e orientato ai risultati.
La priorità deve essere evitare che risorse pubbliche decisive vadano perdute o producano opere incomplete, inutilizzabili o prive delle condizioni necessarie per funzionare. I Comuni italiani stanno realizzando migliaia di interventi strategici: asili nido, mense scolastiche, impianti sportivi, scuole, infrastrutture sociali, opere di rigenerazione urbana, progetti ambientali e interventi per la mobilità sostenibile. Molti cantieri stanno procedendo grazie allo straordinario impegno dei sindaci, degli amministratori locali e degli uffici comunali.
Il problema che può emergere nella fase finale del Piano è però quello di strutture formalmente concluse ma non operative: una mensa costruita ma non arredata, un asilo completato ma privo delle attrezzature necessarie, uno spazio pubblico rigenerato ma non ancora attivabile. Il rischio è trasformare investimenti strategici in “cattedrali nel deserto”, generando sprechi, frustrazione sociale e sfiducia nelle istituzioni.
Per questo è necessario innanzitutto quantificare con trasparenza le risorse non spendibili entro le scadenze europee, gli interventi in fase di rimodulazione, le economie maturate e i fondi che rischiano il definanziamento. Solo partendo da dati aggiornati, verificabili e condivisi sarà possibile adottare decisioni efficaci e coerenti con i bisogni reali dei territori.
ALI propone di destinare le risorse residue alla piena funzionalizzazione delle opere. Come dovrebbe essere attuata questa strategia e quale ruolo devono avere i Comuni?
Ritengo che le eventuali economie e le risorse residue debbano essere utilizzate prioritariamente per completare e rendere pienamente operative le opere comunali già avviate o in avanzato stato di realizzazione. È un approccio già sperimentato positivamente in alcuni ambiti del PNRR, come quello relativo agli asili nido, e che dovrebbe diventare una strategia nazionale.
Il principio è semplice: ogni euro pubblico deve produrre un’utilità concreta per le comunità. È preferibile completare, arredare, attrezzare e rendere funzionanti investimenti già realizzati, piuttosto che disperdere risorse in nuovi interventi destinati a rimanere incompleti. Sarebbe una scelta di responsabilità istituzionale, di efficienza amministrativa, di sostenibilità economica e, soprattutto, una scelta contro gli sprechi.
Questa revisione non può però essere decisa esclusivamente a livello centrale. È indispensabile il pieno coinvolgimento dei Comuni e delle rappresentanze delle autonomie locali. Non si può stabilire il futuro degli investimenti territoriali senza ascoltare gli enti che quei progetti li stanno realizzando concretamente. I sindaci conoscono lo stato reale delle opere, le criticità amministrative, i bisogni delle comunità, le priorità dei territori e gli interventi necessari per rendere operative le strutture.
Per questo chiediamo l’apertura immediata di un tavolo permanente di confronto tra Governo, sistema delle autonomie e istituzioni europee. Il tavolo dovrebbe definire criteri trasparenti per la rimodulazione delle risorse, priorità territoriali, modalità di utilizzo delle economie, strumenti di sostegno agli enti locali e interventi necessari alla piena funzionalizzazione delle opere.
Desta invece preoccupazione una gestione esclusivamente centralistica delle riallocazioni, come quella prevista dall’articolo 30 del Decreto PNRR, che consente di spostare risorse non utilizzate attraverso un semplice decreto ministeriale. Si tratta di decisioni che incidono direttamente sul futuro dei territori e sugli investimenti comunali e che non possono essere assunte senza un confronto strutturato con le autonomie locali. Serve una governance partecipata, trasparente e istituzionalmente condivisa.
Quale ruolo dovranno svolgere i Comuni nella fase post-PNRR e come si potrà valutare il successo complessivo del Piano?
I Comuni non possono essere considerati semplici soggetti attuatori. Sono il cuore della trasformazione concreta del Paese, perché ogni giorno trasformano le risorse europee in servizi educativi, welfare territoriale, spazi pubblici, innovazione urbana, inclusione sociale e transizione ecologica. Una programmazione costruita senza gli enti locali rischia di produrre rigidità burocratiche incompatibili con i bisogni reali delle comunità.
Dobbiamo inoltre evitare che la fase finale del PNRR produca nuove disuguaglianze. Le maggiori difficoltà si concentrano spesso nei piccoli Comuni, nelle aree interne, nei territori fragili, nelle periferie urbane e nelle amministrazioni con una minore capacità tecnica. Lasciare incompiute o non funzionanti opere strategiche significherebbe aggravare i divari territoriali e sociali. Il Piano deve invece diventare uno strumento di coesione e uguaglianza.
Credo fermamente in un’Europa federale, democratica e solidale. Proprio per questo ritengo indispensabile utilizzare le risorse europee in modo intelligente, concreto ed efficace. L’obiettivo non può essere soltanto rispettare formalmente una scadenza, ma lasciare ai cittadini opere utili e capaci di migliorare la qualità della vita. Un’Europa vicina ai territori è un’Europa che ascolta i Comuni.
Allo stesso tempo, bisogna definire rapidamente il futuro della governance e delle risorse nella fase post-PNRR. Gli enti locali hanno bisogno di certezze, continuità negli investimenti e condizioni che consentano una programmazione stabile, soprattutto alla luce dei tagli agli investimenti comunali introdotti nelle ultime leggi di bilancio.
Il successo del PNRR, alla fine, non si misurerà soltanto contando il numero dei cantieri aperti o delle opere formalmente concluse. Si misurerà dalla capacità di consegnare ai cittadini scuole, mense, asili, impianti e servizi realmente funzionanti. I Comuni italiani stanno facendo la loro parte. Ora serve una scelta politica seria, pragmatica e condivisa, capace di mettere al centro l’interesse delle comunità e di non sprecare un’occasione storica.