Meeting nazionale sulle aree interne, da San Donato Val di Comino la sfida per ricucire il Paese

Non periferie da assistere, ma territori decisivi da cui ripensare sviluppo, servizi e coesione. È il messaggio emerso dal Meeting nazionale sulle aree interne promosso da ALI – Autonomie Locali Italiane, che il 10 luglio ha riunito a San Donato Val di Comino amministratori, rappresentanti istituzionali, esperti e realtà civiche.

Ad aprire i lavori, nel Teatro comunale “Lucio Cellucci”, è stato il sindaco Enrico Pittiglio, padrone di casa di una giornata che ha portato nel cuore della Valle di Comino un confronto nazionale. Con lui, nei saluti istituzionali, Luca Di Stefano, presidente della Provincia di Frosinone, e Luca Abbruzzetti, sindaco di Riano e presidente di ALI Lazio.

Il passaggio politico più forte è arrivato con Roberto Gualtieri, presidente nazionale di ALI e sindaco di Roma Capitale. Le aree interne, ha spiegato, svolgono funzioni essenziali per l’intera collettività: custodiscono risorse idriche e forestali, biodiversità, paesaggi, produzioni agricole di qualità e un patrimonio culturale che rende unico il Paese. Valorizzarle non è dunque una politica di settore, ma una sfida centrale per lo sviluppo nazionale.

Presidiare questi territori, ha aggiunto Gualtieri, significa tutelare l’ambiente, prevenire il dissesto idrogeologico, contribuire alla transizione ecologica e mantenere vive comunità senza le quali l’Italia sarebbe più fragile, diseguale e povera. Parlare di aree interne vuol dire interrogarsi sulla capacità della Repubblica di garantire gli stessi diritti, le stesse opportunità e la stessa dignità a ogni cittadino, indipendentemente dal luogo in cui vive.

Sulla stessa linea Marta Bonafoni, coordinatrice nazionale della segreteria del Partito Democratico. «Le aree interne e i comuni montani devono essere al centro della politica nazionale», ha affermato, ricordando che rappresentano circa il 60 per cento del territorio italiano e che in un secolo hanno perso gran parte della popolazione. Bonafoni ha chiesto risposte immediate su scuola, sanità, trasporti e servizi pubblici locali, indicando il “diritto a restare” e il “diritto a tornare” come cardini di una strategia rivolta soprattutto alle nuove generazioni. Ha inoltre richiamato le proposte legislative del Pd e annunciato una Festa nazionale dell’Unità dedicata alle aree interne, in programma a Urbino.

La relazione introduttiva di Massimiliano Presciutti, vicepresidente nazionale di ALI, presidente della Provincia di Perugia e sindaco di Gualdo Tadino, ha dato il quadro della giornata. Le aree interne, ha sostenuto, non chiedono di essere salvate né pretendono privilegi: chiedono scuole, sanità territoriale, trasporti efficienti, connessioni digitali e servizi di prossimità. Dopo Fabriano e il Manifesto di Offida, l’obiettivo è trasformare una nuova narrazione in proposte concrete, rafforzando un’alleanza tra amministratori e comunità. Nuova abitabilità, recupero del patrimonio, sostegno alle economie locali, alle filiere agricole e al turismo sostenibile sono gli strumenti indicati per costruire futuro.

Il confronto ha attraversato la quotidianità dei piccoli comuni: welfare, cultura, innovazione, comunità energetiche, cooperazione e rilancio dei territori montani. Sono intervenuti, tra gli altri, Rita Colafigli, Antonio Di Santo, Lino Gentile, Maurizio Sirca, Gianpaolo Nardi, Vincenzo D’Ercole, Angelo Mattoccia e Domenico Alfieri; Bibiana Chierchia, Andrea Zanzini, Andrea Capellini, Piero Lacorazza, Roberto Sullo, Loreto Policella, Antonio Parlapiano, Marzio Mozzetti e Marco Niccolai.

Hanno portato il loro contributo anche Alessandro Broccatelli, Luca Bianchi, Micaela Fanelli, Matteo Ricci, Tommaso Dal Bosco, Piero Castrataro, Enzo Salera, Tiziana Rufo, Carla Amici, Claudio Mancini, Giovanni Cannata, Luciano De Bonis e Marco Filippeschi, direttore esecutivo di ALI, oltre al videomessaggio di Felice Accrocca.

Da San Donato Val di Comino è arrivata così una richiesta netta: smettere di considerare le aree interne come un “di cui” delle politiche nazionali. Sono territori che già producono ambiente, cultura, sicurezza e qualità della vita. Metterli nelle condizioni di restare vivi significa ricucire il Paese e renderlo più forte.