In un Paese che continua a confrontarsi con lo spopolamento e le disuguaglianze territoriali, le aree interne possono rappresentare una leva decisiva per uno sviluppo più equilibrato e sostenibile. In vista del Meeting nazionale delle Aree Interne del 10 luglio a San Donato Val di Comino, abbiamo intervistato Massimiliano Presciutti, vicepresidente nazionale di ALI, Presidente della Provincia di Perugia e sindaco di Gualdo Tadino, per approfondire proposte, sfide e opportunità di territori che non chiedono assistenza, ma servizi e strumenti per garantire opportunità, coesione sociale e benessere alle proprie comunità.
Il Meeting nazionale delle Aree Interne arriva alla sua seconda edizione. Qual è il bilancio del lavoro svolto finora e quali sono gli obiettivi dell’appuntamento del 10 luglio a San Donato Val di Comino?
Il primo risultato è aver contribuito a cambiare il racconto delle aree interne. Per troppo tempo questi territori sono stati descritti soltanto attraverso le loro difficoltà: spopolamento, distanza dai servizi, fragilità economiche. Noi crediamo invece che rappresentino una delle più grandi opportunità per il futuro dell’Italia. Nel Meeting nazionale dello scorso anno, a Fabriano, abbiamo costruito una rete di amministratori e di comunità che condividono questa visione. A San Donato Val di Comino vogliamo fare un passo ulteriore: trasformare questa visione in proposte concrete e rafforzare un’alleanza tra territori che chiedono di essere protagonisti delle politiche nazionali. Le aree interne non chiedono di essere salvate, ma di poter esprimere il proprio potenziale. Hanno bisogno di servizi adeguati e strumenti efficaci per continuare a garantire una qualità della vita che, per molti aspetti, non ha uguali nel nostro Paese.
Spopolamento, carenza di servizi e difficoltà nei collegamenti continuano a pesare su molti territori. Quali sono oggi le priorità più urgenti indicate dai sindaci delle aree interne?
Il tema non è ottenere trattamenti speciali. Chiediamo semplicemente di garantire ai cittadini delle aree interne gli stessi diritti di chi vive nelle grandi città. Servono scuole, sanità territoriale, trasporti efficienti, connessioni digitali e servizi di prossimità. Le persone scelgono di restare o di tornare nei piccoli comuni quando trovano condizioni adeguate per vivere, lavorare e costruire una famiglia. Le aree interne offrono già oggi qualcosa che altrove si sta perdendo: qualità della vita, relazioni sociali, sicurezza, equilibrio tra attività umane e ambiente. Il compito delle istituzioni è mettere queste comunità nelle condizioni di continuare a crescere.
A Offida ALI ha presentato il Manifesto per le aree interne. Quali proposte concrete porterete avanti nei confronti del Governo e delle istituzioni nazionali?
Il Manifesto di Offida propone un cambio di prospettiva. Le aree interne non devono essere considerate periferie da compensare, ma territori strategici per affrontare le grandi sfide del nostro tempo: la transizione ecologica, la coesione sociale, la sicurezza alimentare, la gestione sostenibile delle risorse naturali. Chiediamo politiche che favoriscano la nuova abitabilità, il recupero del patrimonio esistente, il sostegno alle attività economiche locali, alle filiere agricole e al turismo sostenibile. Chiediamo inoltre che i Comuni siano messi nelle condizioni di programmare e investire con continuità. I sindaci non chiedono privilegi, ma strumenti adeguati per valorizzare risorse che già esistono.
Cosa si aspetta dall’appuntamento del 10 luglio a San Donato Val di Comino e quale messaggio vuole lanciare alle istituzioni e agli amministratori locali?
Mi aspetto una giornata di confronto concreto, capace di trasformare le esperienze dei territori in proposte condivise. Il Meeting del 10 luglio servirà a rafforzare una voce comune e a costruire un’alleanza tra amministratori che ogni giorno lavorano per garantire servizi, opportunità e benessere alle proprie comunità. Le aree interne custodiscono gran parte del patrimonio ambientale, culturale e identitario dell’Italia. Sono luoghi dove è possibile sperimentare nuovi modelli di sviluppo sostenibile e nuove forme di comunità. In un tempo segnato da crisi climatiche, solitudine urbana e disuguaglianze territoriali, questi territori possono indicare una strada diversa. Agli amministratori dico di continuare a credere nella forza delle proprie comunità e di non rinunciare a costruire futuro nei territori che rappresentano. Alle istituzioni nazionali chiediamo invece di riconoscere fino in fondo il valore strategico delle aree interne: non chiediamo assistenza, ma investimenti, servizi e opportunità che consentano a questi territori di esprimere pienamente il proprio potenziale e di restare luoghi attrattivi in cui vivere, lavorare e crescere. Da San Donato Val di Comino vogliamo ribadire con forza che investire nelle aree interne non significa guardare al passato, ma costruire il futuro dell’Italia.