Durante la sessione plenaria di Maggio, il Comitato Europeo delle Regioni (CdR) ha adottato all’unanimità il Parere di Luca Menesini sul nuovo regolamento europeo relativo al “Performance Framework”, che contiene i principi fondamentali da applicare a tutto Il quadro finanziario pluriennale e le indicazioni relative agli indici di monitoraggio.
Come Relatore, Luca Menesini, consigliere provinciale di Lucca, presidente del consiglio comunale di Capannori e presidente del Gruppo PSE al Comitato Europeo delle Regioni, ha ribadito la necessità di semplificare l’utilizzo dei fondi europei senza indebolire la coesione territoriale e il ruolo delle autonomie locali.
Per i Progressisti, il futuro bilancio europeo non può trasformarsi in un sistema centralizzato e distante dai territori. Al contrario, città e regioni devono avere un ruolo strutturale nella definizione delle priorità europee, e certezza nelle allocazioni perchè senza pre-allocazione è impossibile fare della seria programmazione.
Da qui nasce la proposta di introdurre un nuovo principio trasversale: “do no harm to cohesion”. L’obiettivo è garantire che nessuna politica europea finisca per aumentare le disuguaglianze territoriali, sociali o economiche.
“Lo chiamiamo ‘do no harm to cohesion’: perché nessuna politica europea dovrebbe poter aggravare le disuguaglianze tra i territori senza che qualcuno se ne accorga e sia tenuto a rimediare. Non è burocrazia in più. È una bussola”, ha sottolineato Menesini. “Perché il rischio oggi non è solo fare poca coesione: è fare politiche che la distruggono senza nemmeno saperlo”.
Il CdR chiede quindi che il nuovo sistema di governance economica dell’UE rafforzi il monitoraggio dell’impatto territoriale degli investimenti europei, predisponendo indici territoriali anche per il Fondo per la Competitività e Horizon Europe.
Nel testo adottato emerge anche una forte difesa della governance multilivello. Gli amministratori locali e regionali chiedono infatti che i futuri Piani di Partenariato Nazionali e Regionali (PPNR) vengano costruiti con il coinvolgimento obbligatorio delle autorità territoriali, evitando processi troppo centralizzati e politicizzati a livello nazionale.
Per questo il CdR propone “valutazioni di governance multilivello” e persino una “clausola di sussidiarietà”, che permetterebbe a regioni e città di segnalare alla Commissione europea eventuali piani nazionali elaborati senza un reale coinvolgimento dei territori.
Gli amministratori progressisti vedono in questa battaglia non soltanto una questione tecnica di gestione dei fondi, ma una scelta politica sul futuro dell’Europa: un’Unione più vicina ai cittadini, capace di ridurre le disuguaglianze e di garantire opportunità di sviluppo equilibrato in tutti i territori. Nel momento in cui si accellera su competitività e mercato interno è necessario puntare di più sulla coesione per avere uno sviluppo bilanciato.
Semplificazione sì, dice Menesini, ma non a tutti i costi. Il rischio è di perdere la capacità del settore pubblico di indirizzare investimenti e sviluppo. “Siamo tutti d’accordo che i fondi europei vanno semplificati. Troppi indicatori, troppe norme sovrapposte, troppo carico sulle spalle delle amministrazioni locali”, ha dichiarato Menesini. “Ma semplificare non può significare rinunciare a sapere dove vanno i soldi e cosa producono sul territorio. Quando si misura male, si investe peggio”.
Secondo i leader locali e regionali, strumenti come il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR), il Fondo di Coesione e il Fondo Sociale Europeo (FSE) devono mantenere risorse dedicate e una chiara dimensione territoriale.
In un momento decisivo per la riforma del bilancio europeo post-2027, il messaggio che arriva da regioni e città è netto: senza coesione territoriale non può esserci un’Europa competitiva, equa e solida.