Coesione, il Comitato delle Regioni chiede più ruolo per Comuni e territori nel bilancio UE 2028-2034

Il futuro della politica di coesione dopo il 2027 non può tradursi in una riduzione del ruolo dei territori. È questo il messaggio politico emerso con forza dalla plenaria del Comitato europeo delle Regioni, riunita a Bruxelles il 6 e 7 maggio, nel confronto sul futuro del Quadro finanziario pluriennale e della politica di coesione.

Al centro del dibattito vi è una questione decisiva per Regioni, Province, Città metropolitane e Comuni: evitare che la modernizzazione del bilancio europeo si trasformi in una centralizzazione delle decisioni di spesa. La politica di coesione, infatti, rappresenta da sempre uno degli strumenti più concreti attraverso cui l’Unione europea arriva nei territori, sostiene gli investimenti pubblici, riduce i divari e accompagna le comunità locali nelle grandi transizioni economiche, sociali e ambientali.

In questo quadro si inserisce il parere adottato all’unanimità dal Comitato europeo delle Regioni sulla riforma delle regole europee relative alla performance della spesa, in vista del prossimo bilancio UE 2028-2034, a firma di Luca Menesini, consigliere provinciale di Lucca e presidente del gruppo dei socialisti europei al CdR. Il testo chiede regole più semplici per misurare l’efficacia della spesa dei fondi europei e introduce una richiesta di particolare rilievo: un principio orizzontale di protezione della coesione, affinché tutte le politiche dell’Unione siano valutate anche rispetto al loro impatto sui territori.

La semplificazione è una necessità reale per gli enti locali. Troppo spesso Comuni e autonomie territoriali si trovano a dover affrontare procedure complesse, tempi lunghi e adempimenti sproporzionati rispetto alla dimensione amministrativa degli interventi. Tuttavia, come ha sottolineato il gruppo dei socialisti al CdR, semplificare non può significare rendere superficiale la valutazione degli effetti delle politiche europee, né cancellare il ruolo dei livelli territoriali nella programmazione e nell’attuazione degli investimenti.

Per gli enti locali, il tema non è solo tecnico. È profondamente politico. Senza un pieno coinvolgimento di Comuni e Regioni, il rischio è che le risorse europee vengano programmate lontano dai bisogni reali delle comunità. Casa, mobilità sostenibile, adattamento climatico, servizi pubblici, rigenerazione urbana, transizione energetica e coesione sociale sono sfide che si manifestano nei territori e che nei territori devono trovare risposte efficaci.

Per questo il Comitato delle Regioni ha ribadito la centralità del principio di partenariato territoriale e la necessità di garantire agli enti locali un accesso più diretto e più semplice ai finanziamenti europei. La capacità di spesa non può essere frenata da vincoli amministrativi eccessivi o da modelli decisionali centralizzati. Al contrario, il prossimo bilancio europeo dovrà mettere i territori nelle condizioni di programmare, investire e realizzare interventi concreti.

Difendere la coesione significa difendere l’idea stessa di un’Europa vicina ai cittadini. Un’Europa capace non solo di definire grandi obiettivi strategici, ma anche di tradurli in opere, servizi e politiche pubbliche nei Comuni. Per questo la riforma del bilancio europeo 2028-2034 dovrà rafforzare, e non indebolire, il protagonismo delle autonomie locali. Solo così le risorse europee potranno davvero cadere a terra e contribuire a costruire comunità più forti, inclusive e sostenibili.