Comuni montani declassificati: una battaglia per l’equità territoriale

La protesta dei sindaci dei comuni montani declassificati, arrivata fino al presidio davanti alla Camera dei Deputati, segna un passaggio cruciale nel dibattito sulle politiche per le aree interne. Una mobilitazione ampia, trasversale, sostenuta da numerosi enti locali e accompagnata da una forte iniziativa giuridica, che evidenzia la profondità delle difficoltà e la necessità di un intervento immediato e strutturale.

ALI – Autonomie Locali Italiane ha espresso pieno sostegno alle sindache e ai sindaci che hanno promosso l’iniziativa, ribadendo la gravità della situazione e la necessità di fermare un provvedimento che rischia di produrre effetti penalizzanti su territori già fragili. Le delegazioni dei primi cittadini sono state ascoltate dai gruppi parlamentari, a conferma dell’attenzione politica che il tema sta progressivamente assumendo.

Come ha sottolineato Massimiliano Presciutti, vicepresidente nazionale di ALI, sindaco di Gualdo Tadino e presidente della Provincia di Perugia, il quadro che emerge dalle testimonianze raccolte negli incontri con le forze parlamentari conferma la dimensione dell’emergenza. Il Dpcm oggetto di contestazione non può essere considerato un atto ordinario, ma richiede una revisione radicale che tenga conto delle conseguenze sui territori montani.

Un segnale particolarmente significativo arriva dal fronte dei ricorsi al TAR Lazio, chiamato a esaminare centinaia di impugnazioni presentate dai comuni coinvolti. La quantità delle azioni legali intraprese rappresenta un indicatore inequivocabile del livello di preoccupazione degli enti locali e della percezione di un’ingiustizia amministrativa diffusa. In questo contesto, il percorso dinanzi alla giustizia amministrativa costituisce un momento di verifica giuridica e un’opportunità di approfondimento utile a una eventuale revisione del provvedimento.

Secondo ALI, il provvedimento non può essere semplicemente approvato e pubblicato senza un confronto ulteriore. Il periodo necessario all’esame dei ricorsi dovrebbe essere utilizzato per una revisione sostanziale, capace di correggere le criticità e di restituire certezze ai comuni interessati. L’appello è chiaro: tutte le rappresentanze dei comuni devono unirsi nel sostegno alle legittime rivendicazioni degli enti declassificati, superando divisioni e logiche settoriali.

Il segretario generale di ALI, Valerio Lucciarini De Vincenzi, ha definito la sofferenza dei comuni montani e delle aree interne un’emergenza politica nazionale. Non si tratta soltanto di una questione tecnica o procedurale, ma di una scelta che incide sulla tenuta istituzionale, sui servizi ai cittadini, sulla capacità di programmazione e sulla stessa coesione del Paese. La crescente mobilitazione dei territori, regione per regione, dimostra che la questione non è circoscritta, ma attraversa l’intero sistema delle autonomie locali.

In questo contesto, la vicenda dei comuni montani declassificati assume un valore simbolico più ampio: riguarda il riconoscimento delle specificità territoriali, la garanzia di pari opportunità amministrative e finanziarie, e la necessità di politiche pubbliche differenziate ma eque. Le aree interne e montane non chiedono privilegi, ma strumenti adeguati per affrontare condizioni oggettivamente più complesse.

ALI continuerà a sostenere il confronto istituzionale e l’azione dei sindaci, convinta che la tutela dei comuni montani sia una responsabilità condivisa. Fermare il provvedimento nelle forme attuali e riaprire un percorso di revisione rappresenterebbe un segnale di attenzione verso territori che costituiscono una parte essenziale dell’identità, dell’economia e della storia del Paese.

La sfida, oggi, è trasformare una fase di conflitto istituzionale in un’occasione di ripensamento delle politiche per le aree interne. Perché governare il territorio significa riconoscerne le differenze e garantire a ogni comunità gli stessi diritti e le condizioni per restare viva, efficace e protagonista del proprio futuro.