Sicurezza urbana, più poteri allo Stato e nuovi oneri per i Comuni: cosa cambia con il decreto

Il nuovo decreto-legge in materia di sicurezza pubblica segna un ulteriore passo verso il rafforzamento del ruolo dello Stato nella gestione dell’ordine pubblico, ma allo stesso tempo ridefinisce, in modo significativo, il perimetro operativo dei Comuni; un equilibrio delicato, che rischia di tradursi in nuove responsabilità senza un corrispondente trasferimento di competenze.

Il provvedimento, attualmente all’esame della Commissione Affari costituzionali del Senato, interviene principalmente sul versante penale e sull’organizzazione delle forze di polizia. Tuttavia, alcune disposizioni producono effetti diretti sulla sicurezza urbana, incidendo concretamente sull’attività degli enti locali .

Il cuore del Disegno di Legge resta saldamente statale: più poteri alle prefetture, nuove misure di prevenzione e un ampliamento degli strumenti di intervento nelle aree urbane critiche. Con l’introduzione delle “zone a vigilanza rafforzata”, i prefetti potranno individuare quartieri segnati da degrado o criminalità, applicando DASPO urbani, divieti di accesso e ordini di allontanamento fino a diciotto mesi. Una misura che rafforza il controllo del territorio, ma che richiederà un’intensa attività di coordinamento con le amministrazioni locali.

Accanto a questa centralizzazione, il decreto apre però anche spazi di azione per i Comuni. L’articolo dedicato alla sicurezza urbana prevede risorse per 48 milioni di euro nel 2026, destinate a videosorveglianza, potenziamento della polizia locale e maggiore flessibilità nell’uso delle entrate comunali, dai proventi delle multe all’imposta di soggiorno. Gli enti locali potranno inoltre ricorrere ad assunzioni temporanee per rafforzare i servizi di controllo.

Sul piano operativo, le novità sono tutt’altro che marginali. La nuova fattispecie penale per chi fugge all’alt delle forze di polizia con modalità pericolose trasforma interventi finora amministrativi in attività di rilievo penale, imponendo alla polizia locale nuove competenze in materia di raccolta prove e collaborazione con l’autorità giudiziaria. Parallelamente, cambiano le regole per le manifestazioni pubbliche: alcune violazioni passano dal penale all’amministrativo, con sanzioni affidate ai prefetti ma con un maggiore coinvolgimento dei Comuni nella gestione di viabilità, sicurezza e spazi pubblici.

Il risultato è un sistema più integrato ma anche più complesso. I Comuni non ricevono nuove competenze formali, ma si trovano a operare in un contesto che aumenta responsabilità, carico operativo e necessità di coordinamento istituzionale. Il rischio, evidenziato anche nell’analisi, è quello di sovrapposizioni tra livelli di governo e di una pressione crescente sui corpi di polizia locale.

La sfida sarà tutta nell’attuazione: trasformare le nuove norme in strumenti efficaci, evitando che l’equilibrio tra sicurezza e autonomia locale si traduca in un aggravio senza adeguati supporti per chi, ogni giorno, presidia le città.