Con la comunicazione presentata il 3 dicembre 2025, la Commissione europea ha ufficialmente lanciato la nuova Agenda UE per le città, un quadro strategico destinato a rafforzare il ruolo dei centri urbani nell’attuazione delle politiche europee. Ad annunciarla è stato Raffaele Fitto, vicepresidente vicario della Commissione e commissario per la Coesione e le Riforme, sottolineando come «le città siano oggi il luogo in cui si concentrano le principali sfide europee, ma anche il livello istituzionale più vicino ai cittadini e quindi decisivo per dare risposte concrete».
Il punto di partenza dell’Agenda è un dato strutturale: circa il 75% della popolazione europea vive oggi in città e aree urbane, pari a quasi 340 milioni di persone. Una percentuale destinata a crescere ulteriormente nei prossimi decenni, rendendo il governo urbano un elemento centrale per la competitività, la coesione sociale e la sostenibilità dell’Unione. Non è un caso che la Commissione riconosca esplicitamente come circa il 70% della legislazione europea venga di fatto attuata a livello locale, chiamando in causa direttamente Comuni e città metropolitane.
Perché una nuova Agenda per le città
La nuova Agenda UE per le città nasce dalla consapevolezza che, nonostante l’assenza di una competenza formale dell’Unione in materia urbana, le politiche europee incidono in modo crescente e trasversale sui contesti cittadini: dalla transizione energetica alla mobilità sostenibile, dalla casa all’inclusione sociale, dalla digitalizzazione alla sicurezza urbana.
L’Agenda si inserisce in continuità con i principali riferimenti strategici europei – dalla New Leipzig Charter alla Territorial Agenda 2030, fino all’esperienza dell’Urban Agenda for the EU – ma ambisce a compiere un salto di qualità. L’obiettivo è duplice: da un lato rafforzare la dimensione urbana delle politiche europee, dall’altro semplificare e coordinare gli strumenti di supporto alle città, superando la frammentazione che ha spesso penalizzato soprattutto i Comuni di piccole e medie dimensioni.
Come sottolineato da Fitto, l’Agenda rappresenta «un riconoscimento politico del ruolo delle città come partner chiave dell’Unione» e si propone di accompagnare l’attuazione delle priorità UE nel periodo 2024-2029, guardando già al nuovo quadro finanziario pluriennale 2028-2034.
Gli obiettivi strategici dell’Agenda
La Commissione individua una serie di obiettivi prioritari, che riflettono le grandi sfide urbane contemporanee:
- Crescita economica e competitività, valorizzando il ruolo delle città come poli di innovazione, attrazione di talenti e investimenti, anche attraverso il rafforzamento dei partenariati tra amministrazioni locali, università e imprese.
- Coesione sociale e inclusione, con particolare attenzione alla lotta alla povertà urbana, alla riduzione delle disuguaglianze e all’accesso equo ai servizi essenziali.
- Accesso alla casa, riconosciuta come una delle principali emergenze urbane: il 51% dei cittadini europei considera la carenza di alloggi accessibili il problema più urgente nelle città.
- Transizione climatica ed energetica, considerando che le aree urbane sono responsabili di circa il 45% delle emissioni globali di gas serra, ma anche il luogo in cui si concentra la maggior parte degli investimenti pubblici.
- Mobilità sostenibile e accessibile, puntando su trasporto pubblico, mobilità attiva e riduzione della congestione e dell’inquinamento.
- Digitalizzazione e innovazione, anche attraverso l’uso di dati, intelligenza artificiale e digital twin per migliorare la pianificazione urbana e l’erogazione dei servizi.
- Sicurezza, resilienza e preparazione, in un contesto segnato da crisi climatiche, sanitarie e geopolitiche sempre più frequenti.
L’Agenda ribadisce inoltre l’importanza di un approccio integrato e place-based, capace di tenere insieme politiche settoriali diverse all’interno di strategie urbane coerenti.
Dalle parole ai fatti: strumenti e azioni previste
Uno degli elementi più rilevanti dell’Agenda riguarda le modalità operative. La Commissione riconosce esplicitamente che la molteplicità di programmi, iniziative e canali di finanziamento europei ha spesso prodotto complessità amministrativa e difficoltà di accesso per le città.
Per questo, l’Agenda prevede una serie di azioni concrete:
- Un dialogo strutturato e permanente con le città, attraverso incontri politici ad alto livello e consultazioni tecniche regolari, per coinvolgere i governi locali nella fase di progettazione e attuazione delle politiche UE.
- Il lancio di un EU Cities web-portal, pensato come punto di accesso unico alle opportunità di finanziamento, alle iniziative e agli strumenti europei dedicati alle città.
- La creazione di una vera e propria EU Cities Platform nel prossimo ciclo di programmazione, che integri finanziamenti, assistenza tecnica, scambio di buone pratiche e strumenti di pianificazione.
- Il rafforzamento della European Urban Initiative (EUI) e di programmi come URBACT, con particolare attenzione al supporto alle città medio-piccole e con minore capacità amministrativa.
- Una maggiore integrazione tra fondi europei (politica di coesione, Recovery and Resilience Facility, BEI) e strumenti finanziari innovativi, anche per facilitare l’accesso al credito e agli investimenti privati.
L’obiettivo dichiarato è passare da una logica frammentata e progettuale a un approccio più strategico, basato su portafogli di investimenti urbani e su piani di lungo periodo.
Le prime reazioni: consenso e richieste di maggiore ambizione
L’annuncio dell’Agenda ha raccolto un’accoglienza complessivamente positiva da parte delle reti di città e delle associazioni di enti locali, ma non senza rilievi critici.
Energy Cities, rete europea che riunisce oltre mille città impegnate nella transizione energetica, ha accolto con favore il riconoscimento del ruolo urbano, ma ha lanciato un messaggio chiaro: il coinvolgimento delle città non può essere opzionale. In una presa di posizione pubblica, la rete sottolinea che senza un ruolo vincolante dei governi locali nell’attuazione delle politiche energetiche e climatiche, l’Agenda rischia di restare una cornice debole. Energy Cities chiede che le città siano considerate co-decisori, soprattutto su temi come energia, clima e lotta alla povertà energetica.
Sulla stessa linea si colloca il CEMR – Council of European Municipalities and Regions, che ha presentato una serie di contributi alla Commissione. Il CEMR insiste sulla necessità di un’Agenda costruita “dal basso”, fondata su partenariati multilivello reali e su un coinvolgimento strutturato di Comuni e regioni nella definizione delle priorità e nell’uso dei fondi. Tra le richieste principali figurano una maggiore semplificazione amministrativa, un rafforzamento del principio di sussidiarietà e un ruolo più chiaro delle autonomie locali nella governance dei programmi europei.
Un banco di prova per l’Europa dei territori
Nel complesso, la nuova Agenda UE per le città rappresenta un tentativo ambizioso di ricollocare il governo urbano al centro del progetto europeo. La sfida, ora, è tradurre questa visione in pratiche operative coerenti, evitando che l’Agenda resti un documento di indirizzo privo di reali ricadute sui territori.
Per i Comuni italiani, in particolare, l’Agenda apre uno spazio politico e operativo rilevante, soprattutto in vista della nuova programmazione europea. Ma molto dipenderà dalla capacità del Governo nazionale di valorizzare il ruolo delle città nei futuri piani di partenariato e dalla volontà della Commissione di rendere effettivo quel principio più volte ribadito da Fitto: senza le città, le politiche europee non possono funzionare.