Il panel “L’Europa delle città: coesione, PNRR e investimenti” ha messo al centro del confronto il ruolo dei comuni e delle città nel grande disegno della ripresa europea, partendo da un bilancio ormai quasi definitivo dell’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. A dialogare, Marco Leonardi, professore di Economia alla Statale di Milano ed ex capo del Dipartimento per la programmazione economica del Governo Draghi, e Vito Leccese, sindaco di Bari, in un confronto moderato da Rosaria Amato, giornalista della redazione economica di Repubblica.
A meno di un anno dalla conclusione del PNRR, il dibattito ha permesso di tracciare una riflessione corale: non solo sulla capacità di spesa e sulla rendicontazione, ma anche sul valore politico, istituzionale e culturale del piano. In che misura, si sono chiesti i relatori, il PNRR è stato davvero una svolta per l’Italia? E soprattutto: cosa resterà, dopo?
Il PNRR come promessa europea
Leonardi ha aperto il dialogo sottolineando la natura profondamente innovativa del PNRR nel rapporto tra Italia ed Europa. “È stata una svolta fondamentale nella gestione dei rapporti tra i paesi europei”, ha ricordato, “non solo un piano di investimenti, ma la promessa di una nuova stagione di progetti comuni, di debiti condivisi, di solidarietà finanziaria europea”.
Il docente ha definito il PNRR “il prodromo di un nuovo modo di fare politica economica europea”, ma ha anche messo in guardia sui rischi che accompagnano la fase finale di attuazione. Se i target formali, i milestone, risultano rispettati, la spesa effettiva procede invece con lentezza. “Il rischio,” ha spiegato Leonardi, “è quello di dover spendere in fretta e male l’ultimo blocco di risorse, pur di non restituirle”.
Nel suo intervento, l’economista ha ricordato come la sfida italiana non sia soltanto quella di completare i progetti, ma di farlo in modo tale da confermare la credibilità del Paese in Europa, preservando il principio — tutto politico — che il debito comune può essere strumento di coesione e non di conflitto tra Stati membri.
I comuni, protagonisti e vittime del Piano
Sul fronte amministrativo, Vito Leccese ha offerto la prospettiva di chi il PNRR lo vive quotidianamente nei territori. “È stata una corsa contro il tempo,” ha detto, “ma anche una grande prova di maturità per il sistema delle autonomie locali.”
Il sindaco di Bari ha ricordato come i comuni, pur in condizioni spesso difficili, abbiano mostrato capacità di reazione e progettazione notevoli. Secondo i dati ANCI, i comuni del Nord hanno raggiunto circa il 92% dei target intermedi, quelli del Sud l’87%. Risultati importanti, ottenuti “con risorse umane dimezzate rispetto a dieci anni fa” e nonostante il definanziamento di circa 10 miliardi deciso dal governo.
Bari, ha raccontato Leccese, gestisce oggi oltre 1,2 miliardi di euro di investimenti, tra fondi propri, mutui e risorse PNRR, con un organico fortemente ridotto rispetto al passato. “Abbiamo gettato il cuore oltre l’ostacolo,” ha affermato, “ma non si può chiedere ai comuni di correre con mezzi così limitati.”
Uno dei nodi centrali resta quello del personale: “Il posto fisso non è più attrattivo, ha detto con ironia, oggi i giovani cercano il ‘posto figo’, con modalità di lavoro più flessibili e gratificanti”. Da qui la difficoltà nel reclutare tecnici e funzionari, aggravata da un contratto collettivo ancora fermo e da una retribuzione media tra il 23 e il 30% inferiore a quella dei dipendenti delle funzioni centrali.
Il metodo PNRR e la lezione per il futuro
Leonardi ha riconosciuto che, pur con i suoi limiti, il PNRR ha introdotto un metodo più efficace rispetto alla tradizionale gestione dei fondi di coesione. “Il sistema performance-based del PNRR è molto migliore di quello a rimborso di spesa,” ha spiegato, “perché lega le risorse al raggiungimento di obiettivi misurabili.”
Il nuovo approccio, ha aggiunto, ha anche rafforzato il rapporto diretto tra governo e comuni, riducendo la mediazione regionale. “Le regioni non sono sempre felici di questo modello — ha osservato — ma i comuni si sono dimostrati attuatori efficienti e responsabili. Bisognerà capire come mantenere queste semplificazioni anche dopo il PNRR: procedure più snelle, autorizzazioni più rapide, assunzioni più flessibili.”
Sul piano politico, tuttavia, resta la questione salariale: “Negli ultimi trent’anni, ha ricordato, i salari pubblici sono rimasti stagnanti, perdendo oltre il 15% di potere d’acquisto. Anche per questo, oggi il lavoro pubblico non è più percepito come una scelta di prestigio o sicurezza.”
Nord e Sud, un divario che cambia forma
La discussione si è poi spostata sul tema cruciale della coesione territoriale. Il PNRR prevedeva una soglia minima del 40% di risorse destinate al Mezzogiorno, ma il raggiungimento effettivo di tale quota non è stato semplice.
Leccese ha sottolineato come, nonostante le difficoltà, il piano abbia rappresentato una straordinaria occasione di crescita per le città del Sud. A Bari, ad esempio, il PNRR consentirà di raddoppiare i posti negli asili nido, passando da 10 a 22 strutture, con un impatto diretto sulla conciliazione vita-lavoro e sulle politiche di genere.
Il Sindaco ha anche avvertito: “Costruire è una cosa, gestire è un’altra. Dopo il PNRR dovremo trovare risorse per mantenere queste strutture, perché i fondi del piano non coprono le spese correnti.”
Una preoccupazione condivisa da molti sindaci italiani, che chiedono una proroga di almeno 18 mesi per completare rendicontazioni e collaudi. “Anche se non riusciremo a spendere tutto,” ha detto Leccese, “abbiamo comunque vinto una sfida: quella di dimostrare che i comuni italiani sono in grado di progettare, innovare e modernizzare il Paese.”
Le scelte politiche e gli errori di revisione
Leonardi ha poi analizzato le conseguenze delle revisioni del piano introdotte dal governo negli ultimi mesi, giudicandole in parte controproducenti. “È stato un errore sottrarre risorse ai comuni per destinarle alla misura Transizione 5.0,” ha affermato. “Si pensava che i comuni non ce l’avrebbero fatta, ma si è bloccato un meccanismo che stava funzionando, mentre la nuova misura stenta a partire.”
Una riflessione amara, che rimanda alla necessità di una maggiore continuità istituzionale nella gestione dei fondi europei. “Non si può cambiare rotta ogni anno,” ha concluso Leonardi, “perché la complessità del PNRR richiede stabilità, fiducia e cooperazione tra livelli di governo.”
Difesa comune e debito europeo: il prossimo orizzonte
Guardando oltre la scadenza del Piano, il professore ha ipotizzato che il modello del debito comune europeo possa ripresentarsi, ma in un ambito diverso: quello della difesa. “La prossima urgenza sarà la sicurezza europea,” ha detto. “E come la pandemia ha aperto la strada al PNRR, così la difesa comune potrebbe aprire la strada a nuovi titoli di debito condiviso.”
Una prospettiva che conferma come l’esperienza italiana del PNRR, pur faticosa, rappresenti un precedente politico di grande valore per l’Unione.
Piccoli comuni e borghi: la sfida della coesione territoriale
Nel dibattito non è mancata una riflessione sui piccoli centri. Leccese ha ricordato la legge nazionale per la salvaguardia dei borghi, che coinvolge oltre il 60% dei comuni italiani. “Sono la nostra identità più profonda,” ha detto, “ma rischiano lo spopolamento.”
Molti interventi PNRR, ha aggiunto, hanno cercato di contrastare questo fenomeno attraverso la valorizzazione turistica e culturale dei borghi, ma “serve una strategia di sistema, non una somma di progetti isolati”. L’obiettivo, secondo il sindaco, deve essere quello di rendere i piccoli comuni nuovamente attrattivi, non solo per i turisti ma per chi vuole viverci stabilmente.
Transizione verde e comunità energetiche
La parte conclusiva del dialogo ha riguardato la transizione verde, una delle missioni centrali del PNRR. Leonardi ha riconosciuto che “la spesa del Piano ha dato un impulso reale alla trasformazione energetica”, anche se le tensioni internazionali e il ritorno di politiche protezionistiche rischiano di rallentarla.
Leccese, da parte sua, ha offerto una prospettiva più ampia e culturale. “Essere sostenibili,” ha detto, “significa realizzare oggi interventi guardando al futuro, restituendo ai nostri figli un pianeta nelle stesse condizioni in cui lo abbiamo ricevuto.”
Il sindaco ha ricordato come il Sud stia diventando un protagonista della produzione energetica rinnovabile, ma ha anche lanciato un monito: “Bisogna evitare che il paesaggio diventi la vittima della transizione verde. Il nostro territorio deve rimanere attrattivo per la sua bellezza, non solo per la sua capacità di produrre energia.”
Leccese ha poi indicato nelle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) uno degli strumenti più promettenti per coniugare sostenibilità e coesione sociale. “Al Sud ne abbiamo ancora poche,” ha concluso, “ma sono un’occasione straordinaria per ricreare senso di comunità e autonomia energetica locale. Dobbiamo coglierla entro il 2027.”
Conclusione
Il dialogo tra Marco Leonardi e Vito Leccese ha restituito un’immagine nitida di un’Italia che cambia: un Paese che, pur tra mille difficoltà, ha saputo far convivere l’urgenza della spesa con la ricerca di una nuova cultura amministrativa. Il PNRR, al di là dei numeri, lascia in eredità una lezione: che il futuro dell’Europa passa per le città, e che la coesione non è solo un obiettivo economico, ma un progetto politico e civile di lungo periodo.