Il Festival delle Città ha offerto un’occasione preziosa per riflettere su un tema centrale: come rendere le città più giuste, inclusive e resilienti. Durante il panel coordinato dalla giornalista Giulia Merlo, esperti e amministratori locali hanno discusso delle sfide concrete della gestione urbana in un periodo di crescenti disuguaglianze sociali, fragilità dei servizi e transizione ecologica.
Merlo ha introdotto il dibattito sottolineando che la città non è solo uno spazio fisico, ma un organismo sociale complesso. Garantire equità, accesso ai servizi e sostenibilità ambientale significa confrontarsi ogni giorno con problemi concreti e risposte politiche efficaci.
Disuguaglianze urbane e opportunità del PNRR
Il primo intervento è stato di Luca Bianchi, direttore di Svimez. Bianchi ha tracciato un quadro preciso delle disuguaglianze territoriali in Italia, evidenziando che ormai il divario non riguarda più solo Nord e Sud, ma si manifesta anche all’interno delle stesse città.
Secondo Bianchi, vivere in quartieri periferici di grandi città come Milano, Roma o Napoli può significare affrontare difficoltà simili, anche se in contesti geografici molto diversi. In questo scenario, il PNRR rappresenta uno strumento fondamentale: sposta l’attenzione dalle sole infrastrutture fisiche agli investimenti sociali, come scuole, servizi sanitari e politiche di inclusione.
Le città medie, ha spiegato Bianchi, giocano un ruolo strategico per le aree interne. Rafforzarle significa non solo ridurre lo spopolamento, ma anche assicurare servizi di qualità e opportunità per tutti i cittadini. Tuttavia, il successo dipende anche dal supporto alla spesa corrente: senza un impegno costante, le nuove strutture rischiano di rimanere sottoutilizzate.
Transizione ecologica e giustizia sociale
Silvano Falocco, direttore della Fondazione Ecosistemi, ha portato il tema della sostenibilità ambientale al centro della discussione. La transizione ecologica, ha spiegato, produce inevitabilmente vincenti e perdenti. È quindi fondamentale accompagnarla con strumenti sociali che tutelino i più vulnerabili.
Falocco ha illustrato il ruolo del principio DNSH (Do No Significant Harm) previsto dal PNRR, pensato per garantire che le nuove politiche non arrechino danno né all’ambiente né alla società. Ha sottolineato l’importanza di un approccio integrato, che tenga insieme adattamento climatico, vulnerabilità economica, infrastrutture e qualità della vita. Solo così, secondo Falocco, si può garantire inclusione, equità di genere e intergenerazionale, oltre al rispetto dei diritti umani lungo le catene di fornitura.
la città come strumento di riscatto sociale
Elena Piastra, sindaca di Settimo Torinese e vicepresidente vicaria di ALI, ha raccontato la sua esperienza alla guida di una città impegnata a ridurre le disuguaglianze. Per Piastra, le città sono storicamente strumenti di riscatto sociale: grazie a scuola, sanità e case popolari, offrono opportunità di crescita e miglioramento della qualità della vita.
Tuttavia, molte delle politiche tradizionali si rivelano oggi insufficienti. Il piano casa, ad esempio, stanzia risorse limitate, mentre le scuole faticano a garantire docenti di sostegno e i servizi sociali non sempre riescono a rispondere ai bisogni emergenti.
Piastra ha evidenziato che i sindaci devono mediare tra le risorse disponibili e le esigenze concrete della popolazione, aggiornando strumenti e politiche locali. La sua testimonianza mostra quanto sia cruciale il ruolo dell’amministrazione locale nella costruzione di città più giuste.
Le sfide delle città medie
Giuseppe Mascia, sindaco di Sassari, ha portato una prospettiva specifica sulle città di medie dimensioni, che ospitano centinaia di migliaia di persone ma spesso dispongono di risorse limitate. Mascia ha raccontato come i cambiamenti nei contratti del personale educativo obblighino le amministrazioni a reperire fondi aggiuntivi per garantire continuità dei servizi.
Le difficoltà si estendono anche alla gestione degli alloggi popolari. Mascia ha sottolineato la necessità di strumenti legislativi più flessibili, che permettano alle città di adattarsi rapidamente ai bisogni reali dei cittadini. La sua esperienza mette in evidenza come le sfide delle città medie siano peculiari e richiedano soluzioni mirate e contestualizzate.
La disuguaglianza orizzontale e la transizione energetica democratica
Angelo Radica, sindaco di Tollo e presidente ALI Abruzzo, ha introdotto il concetto di “disuguaglianza orizzontale”. Non si tratta solo di grandi differenze tra città grandi e piccole, ma di disparità anche tra territori fragili e sviluppati. Radica ha criticato la logica economicista che ridimensiona scuole, uffici e servizi in base ai numeri, penalizzando i piccoli centri.
Ha inoltre evidenziato criticità nella transizione energetica: impianti eolici e fotovoltaici spesso non portano benefici diretti ai territori ospitanti. Radica ha proposto una “transizione energetica democratica”, che coinvolga i sindaci nelle decisioni strategiche, assicurando equità, tutela del paesaggio e benefici per la comunità locale.
Prospettive future: città resilienti e inclusive
Il dibattito ha mostrato che le città affrontano sfide complesse: disuguaglianze interne, fragilità dei servizi sociali e scolastici, rigidità normativa. Allo stesso tempo, esistono strumenti concreti per intervenire: il PNRR e le politiche di transizione ecologica possono diventare leve efficaci se accompagnati da strategie integrate e approcci territoriali mirati.
Il contributo dei sindaci ha reso evidente quanto sia centrale la dimensione locale. Le città non sono solo contenitori di servizi, ma comunità viventi, capaci di generare equità sociale e opportunità se supportate da risorse, leggi adeguate e visione politica.
Garantire resilienza, sostenibilità e giustizia urbana significa combinare strumenti innovativi, capacità di governance e partecipazione attiva dei cittadini. L’esperienza dei sindaci intervenuti dimostra che il cambiamento è possibile, a patto che si mettano al centro le persone e le comunità, non solo i numeri.