La città intelligente: innovazione, reti e cittadinanza attiva

Il panel “La città intelligente”, moderato da Paolo Bovio, direttore editoriale di Future4Cities e managing editor di Wheel Media, ha offerto un confronto ricco e denso di spunti sul tema della trasformazione digitale delle città e dei territori. In un momento in cui l’innovazione tecnologica ridisegna i rapporti tra cittadini, istituzioni e imprese, la discussione ha sottolineato la centralità del ruolo delle amministrazioni locali nel guidare con consapevolezza e visione politica le transizioni in corso. Il panel ha composto un mosaico di esperienze che restituisce un’Italia plurale, fatta di città metropolitane, comuni medi e aree interne, tutte accomunate da una medesima sfida: rendere l’innovazione una risorsa di comunità, e non un fattore di disuguaglianza.

Dall’intelligenza artificiale alla visione politica

L’intervento di Giuseppe Mayer, CEO di Talent Garden Italia e docente di AI and Corporate all’Università IULM, ha aperto i lavori ponendo al centro del dibattito l’urgenza di una regia politica sull’intelligenza artificiale. Mayer ha ricordato come l’AI sia ormai entrata nella quotidianità dei cittadini — “una tecnologia di massa”, ha detto — e come le amministrazioni pubbliche debbano assumere un ruolo di governo rispetto a un cambiamento che non è soltanto tecnologico, ma culturale e sociale.

Citata come esempio concreto, l’esperienza del Comune di Roma con il progetto Julia, sviluppato prima ancora della diffusione generalizzata di strumenti come ChatGPT, rappresenta per Mayer un modello di applicazione virtuosa: “Un progetto che nasce per rispondere a bisogni diretti dei cittadini, ma che ambisce a rafforzare la cittadinanza attiva e la partecipazione informata.”

Per il docente e innovatore, l’intelligenza artificiale non è un semplice strumento: è una trasformazione epocale, “la scoperta tecnologica più importante dall’invenzione del fuoco”, capace di migliorare la vita collettiva ma anche di creare nuove vulnerabilità. Da qui l’appello a una “visione strategica” delle istituzioni, affinché la tecnologia sia orientata al bene comune e non subita dai cittadini.

Savona e la sfida della trasformazione digitale come cultura amministrativa

Da Roma a Savona, Marco Russo, sindaco del capoluogo ligure, ha portato l’esperienza di una città media che ha scelto di affrontare la digitalizzazione come processo di modernizzazione complessiva della pubblica amministrazione. Russo ha insistito su un concetto chiaro: “Il digitale è uno strumento, non un fine”.

Savona ha investito con decisione sulle opportunità offerte dal PNRR, orientando oltre due milioni di euro su tre direttrici principali: semplificazione dei servizi, controllo dei sistemi urbani e lettura dei dati per migliorare le politiche pubbliche. Dall’attivazione di 192 servizi digitali per i cittadini all’introduzione di sistemi di monitoraggio per illuminazione, rifiuti e mobilità, la città sta costruendo una nuova architettura di servizi accessibili e trasparenti.

Ma, come ha sottolineato il sindaco, la digitalizzazione è anche e soprattutto “un salto culturale”. Savona, città con un’età media alta, ha accompagnato la trasformazione con programmi di alfabetizzazione digitale e con uno sportello di assistenza gestito insieme alle associazioni di volontariato. “Serve formare le persone — ha detto Russo — ma anche formare l’amministrazione, renderla proattiva e capace di leggere la complessità.”

Smart territories: l’esperienza metropolitana di Torino

Sonia Cambursano, sindaca di Strambino e consigliera metropolitana di Torino, ha offerto una riflessione sul ruolo delle città metropolitane come guida strategica nella digitalizzazione dei territori. “L’80% dei comuni della Città Metropolitana di Torino ha meno di 5.000 abitanti, ha ricordato, e spesso manca di competenze e risorse per affrontare la transizione digitale. È qui che deve intervenire la città metropolitana, come regia e supporto.”

Cambursano ha descritto due progetti emblematici: il sistema di smart school management, che utilizza l’intelligenza artificiale per prevedere e ottimizzare la gestione dell’edilizia scolastica e dei servizi educativi; e la sperimentazione sulla viabilità intelligente, che trasforma le automobili in “sensori mobili” per monitorare in tempo reale le condizioni delle strade e pianificare interventi di manutenzione preventiva.

Un approccio che coniuga innovazione e equità, mirando a rendere le decisioni pubbliche più efficaci e sostenibili: “L’AI non sostituisce la politica — ha affermato Cambursano — ma può aiutarla a essere più giusta, più informata e più vicina ai cittadini.”

Campobasso e la Casa delle Tecnologie Emergenti

Il racconto di Bibiana Chierchia, Assessora all’Innovazione del Comune di Campobasso e Presidente di ALI Molise, ha portato l’attenzione su un’esperienza concreta di ecosistema territoriale dell’innovazione: la Casa delle Tecnologie Emergenti, progetto promosso dal MIMIT e diventato, nelle parole dell’assessora, “la casa di tutte le occasioni di digitalizzazione” del capoluogo molisano.

L’iniziativa, che vede come partner l’Università del Molise e le principali imprese locali, ha dato vita a progetti di digital twin applicati alla mobilità e alla pianificazione urbana, oltre che a percorsi di formazione e co-progettazione rivolti agli studenti. “Le reti tecnologiche, ha spiegato Chierchia, sono anche reti sociali. Dentro la Casa delle Tecnologie si costruisce un rapporto nuovo tra amministrazione, cittadini e imprese, capace di far emergere soluzioni dal basso.”

Attraverso il Gemello Digitale e le attività connesse al progetto europeo MetaCity, Campobasso sta sperimentando come la dimensione digitale possa migliorare la qualità della vita urbana, dalla mobilità sostenibile all’accessibilità dei servizi, integrando i fondi europei con una visione territoriale condivisa.

Manifattura e innovazione: la sfida marchigiana

Andrea Gentili, sindaco di Monte San Giusto e Presidente di ALI Marche, ha offerto uno sguardo diverso ma complementare: quello dei distretti produttivi italiani di fronte alla transizione digitale. Nel suo territorio, storicamente legato alla manifattura calzaturiera, l’intelligenza artificiale rappresenta un’opportunità per rafforzare la competitività e per sostenere la riconversione del tessuto produttivo locale.

Gentili ha evidenziato come la sfida sia duplice: da un lato aiutare le imprese a comprendere le potenzialità dell’AI nella gestione della filiera e del mercato globale; dall’altro promuovere, come enti locali, un’azione di accompagnamento e di sintesi tra innovazione e lavoro. “Serve una regia comune, ha detto, che coinvolga amministrazioni, associazioni di categoria e mondo produttivo, per trasformare la tecnologia in un fattore di crescita condivisa.”

Partecipazione e cittadinanza: l’AI come strumento sociale

A chiudere il panel, Federico Barbieri, Project Manager di EKLA.AI, ha riportato il tema della tecnologia alla sua dimensione più umana e democratica: la partecipazione civica. La sua esperienza nasce dall’osservazione diretta delle difficoltà degli enti locali nel coinvolgere i cittadini, specialmente nelle realtà medio-piccole.

Barbieri ha illustrato un progetto che unisce semplicità tecnologica e finalità sociale: un totem digitale che consente ai cittadini di esprimersi, partecipare a consultazioni e ritrovare il senso del confronto pubblico. Uno strumento che, come ha spiegato, “può aiutare a superare il divario digitale, raggiungendo sia le persone anziane che le giovani generazioni, per cui la politica deve trovare nuovi linguaggi”.

Un modo concreto per restituire centralità al dialogo e per tradurre la tecnologia in pratica democratica, recuperando la dimensione quotidiana della partecipazione.

Un mosaico di esperienze, un’unica direzione

Nelle parole dei relatori si è delineato un quadro complesso ma coerente: l’intelligenza urbana non è un modello unico, ma un insieme di esperienze che condividono una stessa direzione. Dalla capitale ai piccoli comuni, dalle aree metropolitane ai distretti produttivi, emerge la consapevolezza che l’innovazione non è fine a sé stessa, ma una leva per governare meglio, per ascoltare di più e per costruire comunità più inclusive.