Il Festival delle Città ha proseguito la sua agenda con il panel “La città sicura: Sicurezza integrata, inclusione e coesione”, un confronto di grande rilievo che ha messo al centro il ruolo delle città come luoghi di sicurezza, partecipazione civica e coesione sociale. A guidare il dibattito è stata Gabriella Cerami di Repubblica, che ha introdotto i temi centrali della sicurezza urbana, con particolare attenzione alle sfide legate alla percezione del rischio, alla criminalità e alla gestione integrata dei servizi sociali e delle forze di polizia.
Il panel ha visto la partecipazione di figure chiave del panorama politico e amministrativo italiano: la sindaca di Genova Silvia Salis, l’ex Presidente del Senato e Presidente della Fondazione Scintille di Futuro Pietro Grasso, la sindaca di Andria e Vicepresidente nazionale di ALI Giovanna Bruno, Alessandro Oteri, Network Founder e Director di Pensiero Sicuro, e l’assessore alla sicurezza della città di Bergamo, Giacomo Angeloni, collegato da remoto.
Cerami ha aperto l’incontro sottolineando come la sicurezza urbana sia un tema spesso delegato ai partiti di destra, che hanno adottato un approccio prevalentemente securitario, basato sulla repressione e sul controllo. “La sinistra, negli ultimi anni, ha perso l’opportunità di parlare di sicurezza in maniera integrata e innovativa”, ha osservato, evidenziando la necessità di ripensare questo tema all’interno di un’agenda progressista che metta al centro la coesione sociale e l’inclusione.
Sicurezza integrata: la visione di Genova
La sindaca di Genova, Silvia Salis, ha preso la parola raccontando i primi mesi del suo mandato, appena quattro mesi dopo le elezioni. Salis ha spiegato che la sicurezza non si limita alla repressione dei reati, ma comprende la qualità della vita dei cittadini e la percezione di vivere in spazi sicuri. “Spesso la percezione di insicurezza non corrisponde alla realtà dei reati, ma è influenzata dal degrado urbano, dall’abbandono delle aree periferiche e dall’aumento di fenomeni socio-sanitari, come l’uso di droghe”, ha precisato.
La sindaca ha sottolineato l’importanza di un approccio integrato, che veda il coordinamento tra polizia locale, forze dell’ordine, servizi sociali e comunità. Solo così, ha spiegato, si può garantire una sicurezza effettiva e percepita. Salis ha inoltre evidenziato come il centro-sinistra abbia perso l’occasione di parlare di sicurezza negli ultimi anni, lasciando spazio a narrative securitarie che hanno alimentato paure e divisioni. “Oggi dobbiamo avere il coraggio di affrontare il tema della sicurezza anche a sinistra, con un approccio che integri l’aspetto sociale, sanitario e comunitario, senza cedere al populismo della paura”, ha affermato.
La sicurezza come diritto e inclusione sociale
Dall’esperienza di Bergamo, l’assessore alla sicurezza Angeloni ha ribadito che la sicurezza deve essere considerata un diritto dei cittadini, non solo un compito delle amministrazioni locali. La collaborazione con le istituzioni nazionali, prefetti, questori e Ministero dell’Interno, è fondamentale, perché l’ordine pubblico è di competenza dello Stato, mentre i comuni possono intervenire sulla prevenzione e sul presidio del territorio.
L’assessore ha spiegato come a Bergamo si stiano sperimentando nuove modalità di presenza della polizia locale, con agenti appiedati nei quartieri e un lavoro integrato con i servizi sociali per coinvolgere persone in situazione di marginalità, tra cui senza fissa dimora e soggetti in limbo giuridico. “Non basta reprimere, bisogna prevenire, ascoltare, dare prospettive”, ha detto, sottolineando che fenomeni come il piccolo spaccio o la microcriminalità spesso derivano da condizioni di esclusione sociale e limiti normativi sulle politiche migratorie.
In particolare, il tema dei senza tetto è emerso come una sfida significativa per le città italiane. La presenza di persone in grave marginalità, spesso legata a situazioni di irregolarità o esclusione dai circuiti di accoglienza, non è solo un problema di sicurezza, ma anche di diritto e coesione sociale. L’assessore ha insistito sull’importanza di garantire residenza e accesso ai servizi come strumenti di inclusione e prevenzione del rischio sociale.
La sicurezza integrata nelle città del Sud
Giovanna Bruno, sindaca di Andria e vicepresidente nazionale di ALI, ha approfondito la questione della sicurezza nel Sud Italia, evidenziando come la riduzione delle risorse per i servizi sociali limiti fortemente la possibilità di realizzare politiche di sicurezza integrate. “Il governo spesso utilizza la sicurezza solo come strumento di comunicazione politica, mentre la percezione di insicurezza dei cittadini è reale e comune a tutto il Paese”, ha affermato.
A Andria, la sicurezza urbana è affrontata con un approccio integrato che unisce presenza delle forze dell’ordine, politiche sociali e interventi culturali. La sindaca Giovanna Bruno ha sottolineato come il lavoro dell’amministrazione non si limiti alla repressione del crimine, ma miri a creare una rete di protezione sociale che coinvolga cittadini, scuole, associazioni e servizi territoriali. Un esempio concreto è l’operazione recente che ha portato a trenta arresti per spaccio di sostanze stupefacenti, che ha dimostrato quanto sia importante combinare il presidio del territorio con azioni preventive e di inclusione sociale.
Per Bruno, la sicurezza non è solo controllo, ma anche capacità di dare senso agli spazi urbani. Recuperare strade e piazze significa creare luoghi di aggregazione e cultura, stimolare la partecipazione dei cittadini e offrire opportunità concrete ai giovani, prevenendo fenomeni di marginalità che spesso sfociano in illegalità. La città ha investito nella costruzione di presidi permanenti e nella valorizzazione dei centri culturali, collaborando strettamente con le scuole e le realtà associative locali per promuovere attività educative e di formazione civica.
La strategia di Andria punta a trasformare l’ordine pubblico in un progetto di coesione sociale: la cultura diventa uno strumento di prevenzione, i servizi sociali un presidio di vicinanza, e le forze dell’ordine un punto di riferimento integrato con la comunità. L’obiettivo dell’amministrazione è chiaro: ridurre la percezione di insicurezza e aumentare il senso di appartenenza alla città, affinché ogni cittadino, dai giovani alle fasce più fragili, possa vivere gli spazi urbani con fiducia e partecipazione attiva. In questo modo, Andria si propone come modello di sicurezza progressista, in cui il contrasto alla criminalità si intreccia con inclusione, educazione e valorizzazione dei beni comuni.
Tecnologia e cybersicurezza
Alessandro Oteri di Pensiero Sicuro ha introdotto un’altra dimensione della sicurezza moderna: la cybersicurezza e la protezione dei dati personali. Oteri ha spiegato come la digitalizzazione e le smart city abbiano reso il tema della sicurezza più complesso, integrando il mondo fisico e digitale. Telecamere, sensori e sistemi intelligenti aumentano la sicurezza fisica, ma devono essere gestiti con consapevolezza e formazione.
“La sicurezza non deve basarsi sulla paura”, ha spiegato, sottolineando l’importanza di educare cittadini e pubblica amministrazione all’uso consapevole della tecnologia. Dalla gestione del traffico alla raccolta dei rifiuti, la tecnologia può diventare uno strumento di prevenzione e inclusione, ma solo se accompagnata da formazione e responsabilizzazione degli utenti.
L’esperienza della legalità: la testimonianza di Pietro Grasso
L’ex Presidente del Senato e magistrato Pietro Grasso ha portato una testimonianza diretta dell’importanza della cultura della legalità nella sicurezza urbana. Ricordando episodi vissuti a Palermo negli anni ’70 e ’80, Grasso ha illustrato come la mafia cercasse di assumere il controllo dell’ordine pubblico, creando consenso sociale attraverso la violenza e l’intimidazione.
Grasso ha sottolineato che l’intervento delle forze dell’ordine da solo non basta, ma occorre creare reti di comunità e iniziative culturali per costruire coesione sociale. Esperienze come il progetto Addio Pizzo, che ha coinvolto cittadini e commercianti nel rifiuto del pagamento del pizzo, dimostrano come l’inclusione e la partecipazione possano trasformarsi in strumenti concreti di prevenzione della criminalità.
La Fondazione Scintille di Futuro, presieduta da Grasso, lavora oggi su questi principi, promuovendo progetti di educazione alla legalità nelle scuole, università e amministrazioni locali, sensibilizzando cittadini e giovani alla cultura della legalità, della solidarietà e della responsabilità civica. “La cultura della legalità non è solo rispetto delle leggi, ma anche costruzione di comunità inclusive e coese”, ha sottolineato Grasso.
Decentramento e servizi di prossimità
La sindaca Salis ha poi evidenziato l’importanza del decentramento amministrativo e dei servizi di prossimità come strumenti per ridurre la percezione di insicurezza. Nelle periferie genovesi, dove cittadini e quartieri si sentivano abbandonati, la creazione di servizi culturali, sportivi e socio-sanitari vicini ai cittadini rappresenta un passo fondamentale.
Lo sport, ad esempio, è stato presentato come leva di inclusione sociale: programmi di sport gratuito per over 65 e iniziative culturali diffuse nei municipi non solo valorizzano il territorio, ma favoriscono l’integrazione tra generazioni e la partecipazione dei cittadini. La percezione di sicurezza, ha spiegato Salis, cresce quando gli spazi urbani sono curati, illuminati, vivibili e abitati da comunità attive.
Le proposte di ALI per le città sicure
Giovanna Bruno ha ricordato il lavoro di ALI nella redazione di un documento dedicato alle città sicure, con proposte concrete per le periferie e le città di tutto il Paese. Tra le principali: il rafforzamento della polizia locale con compiti adeguati, investimenti in illuminazione e riqualificazione urbana, creazione di presidi culturali e sociali e sostegno alla famiglia come primo nucleo di prevenzione sociale.
Bruno ha sottolineato come la narrazione della sicurezza debba superare le contrapposizioni politiche, evidenziando che i cittadini, indipendentemente dal loro orientamento, percepiscono insicurezza in modo simile. Le proposte progressiste puntano quindi su prevenzione, inclusione e formazione, integrando forze dell’ordine, servizi sociali, tecnologia e cultura.
Conclusioni: sicurezza, coesione e partecipazione
Il panel si è chiuso con un messaggio condiviso da tutti i relatori: la sicurezza nelle città non può essere ridotta alla repressione o al controllo autoritario. La città sicura è quella che integra servizi sociali, polizia locale, tecnologie intelligenti, cultura, decentramento e partecipazione dei cittadini.
Gabriella Cerami ha concluso sottolineando l’urgenza di un approccio inclusivo e innovativo, capace di rispondere alle nuove sfide urbane, dalla marginalità sociale alla criminalità organizzata, dalla gestione dei flussi migratori alla protezione dei dati digitali. Le esperienze di Genova, Bergamo, Andria e Palermo hanno dimostrato che la sicurezza non è solo ordine pubblico, ma diritto, inclusione e coesione.
Il panel ha infine offerto una riflessione importante: la sicurezza deve tornare a essere tema di dibattito progressista, affrontata con rigore, innovazione e attenzione alla comunità. La città sicura è quella che fa sentire ogni cittadino parte integrante della comunità, capace di vivere senza paura e con prospettive di crescita e partecipazione attiva.