Lectio magistralis al Festival delle Città 2025 di ALI – Autonomie Locali Italiane
“La pace è sparita dall’orizzonte. Non solo perché ci sono tante guerre, ma perché abbiamo smesso di immaginarla.” Con queste parole Andrea Riccardi, storico e fondatore della Comunità di Sant’Egidio, ha aperto la sua Lectio Magistralis al Festival delle Città 2025 organizzato da ALI – Autonomie Locali Italiane.
Davanti a una platea attenta e partecipe, Riccardi ha pronunciato una Lectio Magistralis dal titolo “Immaginare la pace”, un invito a recuperare la speranza e la responsabilità collettiva in un’epoca che lui stesso ha definito “età della forza”. “La pace è sparita dall’orizzonte – ha detto Riccardi –. Non solo perché c’è la guerra in tante parti del mondo – 56, il numero più alto dalla seconda guerra mondiale. La guerra russa in Ucraina e il dramma biblico della distruzione di Gaza ci mettono di fronte alla nostra impotenza di fronte alla guerra. Che possiamo fare? Siamo nell’età della forza.”
Riccardi ha tracciato una riflessione profonda sul senso della pace nella cultura contemporanea, sottolineando come sia scomparsa dall’immaginario collettivo e soprattutto dalle città e dalle giovani generazioni. “Le nostre città hanno vissuto la pace, ma l’hanno considerata scontata. È la condizione degli europei occidentali: le guerre erano degli altri.” Secondo lo storico, la perdita di memoria storica – accentuata dal “divorzio tra cultura e politica” e da una comunicazione dominata dai social – ha generato una generazione che non conosce più la guerra, né la teme. “È cresciuta una generazione che crede la guerra pulita perché tecnologica, un game lontano dalla realtà.”
Ha ricordato la propria esperienza diretta nei processi di mediazione, come la pace in Mozambico nel 1992, e il valore della gioia popolare che accompagna la fine di un conflitto: “In quei momenti mancava tutto, ma la pace era tutto, come l’aria. Una gioia mai vista.”
Per Riccardi, viviamo un tempo in cui la guerra è stata “riabilitata” come strumento pragmatico e politico, “un cambio di paradigma rischioso” che alimenta conflittualità, rabbia e violenza anche nelle società civili. “Attacco e rompo, quindi ci sono – diceva un giovane periferico di Parigi. La guerra riversa una forte dose di cultura del conflitto nella vita sociale e tocca le città.”
L’assenza di una visione del futuro e di una guida morale, osserva Riccardi, ha reso la politica “personalistica, vuota, senza radici”. Un mondo “senza architettura, Caoslandia come lo definisce Lucio Caracciolo, dove domina la conflittualità diffusa”.
Richiamando lo spirito originario dello Statuto delle Nazioni Unite, Riccardi ha domandato: “Dove sono oggi i popoli delle Nazioni Unite decisi a salvare dal flagello della guerra?”. Un interrogativo che riflette il declino di una coscienza collettiva e il fallimento di una globalizzazione “mercatista, priva di un’anima umanistica e politica”.
Citazioni da Papa Francesco e dal giurista Aldo Schiavone hanno sostenuto la tesi di Riccardi secondo cui “l’Occidente è senza pensiero”, vittima di un processo che ha espulso la filosofia, la teoria politica e le scienze sociali dal cuore della vita pubblica.
“Bisogna immaginare la pace, ricongiungere politica e cultura di pace. La pace non è solo la fine della guerra, ma una nuova architettura internazionale che ci liberi da questa età della forza.”
Nel contesto del Festival delle Città, Riccardi ha lanciato un appello diretto ai sindaci e agli amministratori locali: “Le città possono avere un ruolo grande, non solo testimoniale ma politico. Creare corridoi di incontro, cultura di pace, legami. Non astenersi.”
“Bisogna forzare l’età della forza per una transizione verso l’età della negoziazione – ha sottolineato –. Nella negoziazione, non nell’improvvisazione, si risolvono i conflitti, si creano ponti, si prevengono le guerre”. Ha richiamato infine la lezione di Giorgio La Pira, il sindaco di Firenze che fece della diplomazia delle città uno strumento di dialogo mondiale, e l’insegnamento di Jean Monnet, padre fondatore dell’Europa: “Meglio litigare intorno a un tavolo che su un campo di battaglia. Litigare è riconoscere che l’altro non è da eliminare, ma da considerare”.
Riccardi ha concluso con un messaggio che è insieme monito e speranza: “Tutti, con le loro possibilità, devono far guerra alla guerra per passare dall’età della forza a quella negoziale. Si deve avviare un moto negoziale nella storia, abbattere i muri e sostituirli con i ponti”. Un richiamo potente, coerente con la vocazione civile del Festival delle Città, che da anni mette al centro il ruolo delle autonomie locali nella costruzione di un futuro più giusto e solidale.
In un tempo attraversato da conflitti e incertezze globali, la lectio di Andrea Riccardi ha restituito alla parola “pace” la sua forza rivoluzionaria: un progetto politico, culturale e morale da immaginare insieme.