Dal Festival delle Città 2025 un confronto ad alta intensità tra Roma e Barcellona: autonomia, pianificazione strategica e innovazione sociale al centro di un nuovo modello urbano condiviso.
La città globale è tornata al centro del dibattito politico e culturale europeo. Non come astrazione, ma come spazio concreto di innovazione, responsabilità e costruzione del futuro democratico. A ribadirlo con forza, nel primo panel del Festival delle Città 2025, sono stati Roberto Gualtieri, sindaco di Roma e presidente di ALI – Autonomie Locali Italiane, e Salvador Illa Roca, presidente della Generalitat de Catalunya, in un confronto moderato dalla giornalista Giovanna Vitale (la Repubblica).
Un dialogo denso e articolato, che ha intrecciato la prospettiva istituzionale con quella politica, la dimensione urbana con quella globale. L’incontro ha rappresentato non solo un momento di analisi, ma anche un invito ad agire: a costruire città capaci di orientare il futuro, governando la complessità e rafforzando la coesione sociale.
Il confronto tra Gualtieri e Illa Roca ha messo in luce l’affinità tra due esperienze di governo metropolitano che, pur operando in contesti differenti, condividono una visione comune: quella di una città protagonista dei processi di trasformazione, dotata di strumenti di pianificazione e di una governance multilivello capace di connettere politiche urbane, sociali e ambientali.
Il sindaco di Roma ha richiamato il lavoro avviato in questi anni per una città che torna a essere “motore dell’innovazione, della cultura e della sostenibilità”. Gualtieri ha sottolineato come la Capitale stia attraversando una stagione cruciale, caratterizzata da grandi investimenti del PNRR e da un rinnovato protagonismo internazionale. Una sfida che richiede “un governo locale forte, competente e in dialogo costante con i cittadini e con l’Europa”.
Dal canto suo, Illa Roca ha ricordato l’esperienza catalana come laboratorio di autonomia e cooperazione, ponendo l’accento sulla necessità di una politica urbana capace di “coniugare prossimità e visione globale”. Barcellona – ha spiegato – rappresenta un modello in cui la città è il cuore di un sistema policentrico, in grado di attrarre talenti, innovare e promuovere un nuovo welfare urbano fondato sull’equità e la sostenibilità.
Entrambi i relatori hanno sottolineato come la sfida urbana sia oggi anche una sfida di democrazia. “Governare una grande città significa – ha affermato Gualtieri – tenere insieme sostenibilità ambientale, inclusione sociale e sviluppo economico”. Il governo delle metropoli diventa così la prova più evidente della capacità delle istituzioni di orientare la transizione verde e digitale, evitando che le disuguaglianze crescano e la partecipazione si indebolisca.
Illa Roca ha insistito sul valore politico e culturale del municipalismo europeo. “Le città – ha ricordato – sono il luogo dove si sperimentano le politiche pubbliche più innovative e dove si costruisce il consenso sociale necessario per il cambiamento”. La sua riflessione ha messo in evidenza come la cooperazione tra territori e la condivisione delle buone pratiche siano elementi imprescindibili di un’Europa più coesa e solidale.
Nel dialogo è emerso con chiarezza che le sfide urbane contemporanee – dalla crisi climatica all’accessibilità abitativa, dalla digitalizzazione dei servizi al diritto alla mobilità – non possono essere affrontate con strumenti del passato. Serve una governance più integrata, capace di unire amministrazioni locali, regioni, governi nazionali e Unione Europea in una strategia comune.
Uno dei passaggi centrali del confronto ha riguardato la questione dell’autonomia locale. Gualtieri ha sottolineato come le città non chiedano “più poteri per principio”, ma per assumersi fino in fondo la responsabilità del cambiamento. La sfida, ha detto, è “costruire un modello di autonomia che non frammenti ma rafforzi la coesione, che renda più efficiente la gestione e più vicina ai cittadini la decisione pubblica”.
Illa Roca ha condiviso questa visione, sottolineando che “l’autonomia è strumento di servizio, non di separazione”. Il suo intervento ha richiamato l’importanza di un federalismo cooperativo, nel quale la capacità di decisione locale sia bilanciata da una forte responsabilità verso l’interesse generale.
Entrambi hanno concordato sul fatto che la nuova stagione di politiche urbane deve fondarsi su un equilibrio virtuoso tra autonomia e solidarietà, tra efficienza amministrativa e inclusione. Un messaggio di grande attualità, in un momento in cui il dibattito sull’autonomia differenziata attraversa l’Italia e l’Europa.
Nel corso del dialogo, la prospettiva europea è stata costantemente evocata come orizzonte di riferimento. Per Gualtieri, “Roma è una città europea non solo per storia, ma per vocazione contemporanea”. La capitale – ha aggiunto – deve porsi come snodo di una rete di grandi città che condividono l’obiettivo di una transizione giusta, capace di coniugare sostenibilità ambientale e coesione sociale.
Illa Roca ha a sua volta ribadito che “le grandi sfide non conoscono confini amministrativi”. La risposta, ha detto, “è nella cooperazione transnazionale, nel rafforzamento del ruolo delle città dentro il progetto europeo”. Ha ricordato esperienze di collaborazione tra Barcellona e altre metropoli del continente, esempi concreti di come l’innovazione urbana possa diventare una forma di diplomazia territoriale.
Il panel ha così offerto un affresco nitido della città europea contemporanea: non più solo spazio fisico, ma nodo politico e sociale di una rete globale. Un luogo dove si esercita il potere pubblico in modo diretto e visibile, e dove la democrazia trova la sua forma più quotidiana e concreta.
Tra i temi toccati con maggiore intensità, la transizione ecologica e la giustizia sociale sono apparsi come i due pilastri del futuro urbano. Gualtieri ha illustrato le politiche ambientali di Roma, dal piano per la mobilità sostenibile agli investimenti su energia e rigenerazione urbana, sottolineando che “la transizione sarà giusta solo se non lascerà indietro nessuno”.
Illa Roca ha portato l’esperienza catalana come esempio di un approccio integrato: sviluppo economico, equità e sostenibilità ambientale come parti inseparabili di un’unica strategia. La lotta al cambiamento climatico, ha detto, è anche una questione di diritti: “non possiamo chiedere sacrifici ai cittadini senza garantire servizi, opportunità e qualità della vita”.
Il confronto ha mostrato una piena convergenza di visione: le politiche urbane devono essere socialmente inclusive, economicamente sostenibili e coerenti sul piano ambientale. La città diventa così il laboratorio dove si costruisce la transizione ecologica come progetto di civiltà.
Un altro aspetto centrale del dialogo è stato il rapporto tra istituzioni e cittadini. “La città è il luogo dove si misura la fiducia nella democrazia”, ha ricordato Gualtieri. Da qui l’impegno a rafforzare i canali di partecipazione, valorizzando il ruolo delle comunità locali, delle associazioni e dei corpi intermedi.
Illa Roca ha evidenziato la necessità di ricostruire una cultura civica fondata sulla corresponsabilità. “La democrazia locale – ha affermato – è l’antidoto alla disaffezione politica. I cittadini devono sentirsi parte del processo decisionale, non semplici destinatari di politiche pubbliche”.
Ne è scaturita una riflessione di grande spessore: la città globale del futuro sarà tanto più forte quanto più saprà rendere protagonisti i suoi abitanti, restituendo senso e valore alla partecipazione.
Il panel si è chiuso con una visione condivisa: le città europee non sono più periferie del potere, ma centri propulsori di innovazione, solidarietà e sostenibilità. Roma e Barcellona, nelle parole di Gualtieri e Illa Roca, rappresentano due esempi di un municipalismo moderno e aperto, capace di orientare le trasformazioni globali.
Moderato con equilibrio e profondità da Giovanna Vitale, l’incontro ha restituito la complessità e la ricchezza del governo urbano contemporaneo. Ha dimostrato come la politica delle città, lungi dall’essere un tema settoriale, sia oggi il terreno decisivo su cui si gioca il futuro della democrazia europea.
“Orientare il futuro” – come recitava il titolo del panel – non è un esercizio retorico, ma un compito di governo. E le città, con la loro capacità di innovare e includere, ne sono il motore essenziale.