Nel panel “Green Cities per un futuro sostenibile” del Festival delle Città, Maurizio Martina, Vice Direttore Generale della FAO, ha offerto una riflessione densa e lucida sul ruolo delle città e delle istituzioni locali nella costruzione di un futuro sostenibile, in un momento di profonda crisi del multilateralismo e di trasformazione globale.
Fin dalle prime parole, Martina ha voluto ricordare l’importanza di Roma come capitale del multilateralismo mondiale, sede della FAO e di altre agenzie delle Nazioni Unite impegnate nella lotta alla fame e nella promozione della sicurezza alimentare. “In un’epoca di crisi del multilateralismo – ha detto – il fatto che l’Italia ospiti queste istituzioni non è un dato formale, ma un’occasione per ripensare il ruolo delle città e dei territori come protagonisti di un progetto globale di cooperazione e sostenibilità”.
Agenda 2030: una mappa per orientare il cambiamento
Martina ha richiamato con forza il valore dell’Agenda 2030 come strumento essenziale per guidare le politiche di sviluppo sostenibile, ricordando che, a cinque anni dalla scadenza del 2030, la comunità internazionale attraversa una fase critica. Nonostante il contesto geopolitico mutato, l’Agenda rimane una “mappa”, una bussola indispensabile per orientare le scelte politiche, economiche e sociali. “La sfida – ha osservato – è costruire un nuovo equilibrio tra sviluppo delle comunità, tutela del pianeta e giustizia sociale. Per farlo serve un orizzonte comune, e l’Agenda 2030 rappresenta esattamente questo: un quadro che permette di misurare il tempo delle scelte, di anticipare o correggere direzioni, di dare coerenza all’azione politica”. Secondo Martina, la crisi del multilateralismo è oggi una crisi “profondamente occidentale”, mentre in molti paesi del Sud globale – dall’Africa all’Asia, fino all’America Latina – l’Agenda 2030 è vissuta come strumento di emancipazione, una piattaforma per il riscatto e la partecipazione civica. “Altrove – ha aggiunto – quell’agenda è un’agenda di cittadinanza, di orgoglio, di mobilitazione. Da noi, troppo spesso, è relegata a discussione per pochi addetti ai lavori”.
Il divario di ambizione tra Nord e Sud del mondo
Nel suo intervento, Martina ha messo in luce il crescente divario tra il livello di ambizione mostrato dai paesi in via di sviluppo e quello delle società occidentali, spesso affaticate da burocrazia e sfiducia. “Le esperienze più interessanti e innovative – ha affermato – vengono oggi dalle città del Sud del mondo. Pur tra mille difficoltà, dimostrano una volontà di cambiamento e una forza di leadership che dovremmo riscoprire anche noi”. Una riflessione, questa, che chiama in causa direttamente il ruolo delle amministrazioni locali europee, e italiane in particolare. Martina ha ricordato come, in passato, molte esperienze di cooperazione internazionale siano nate proprio dalle amministrazioni territoriali, capaci di promuovere progetti di solidarietà e sostenibilità “dal basso”. Oggi, invece, la fatica quotidiana di amministrare e le limitazioni finanziarie rischiano di ridurre lo spazio per l’ambizione politica e la progettualità internazionale.
Le città come laboratorio del cambiamento
“Custodire e promuovere le buone pratiche” è per Martina la chiave per non perdere la capacità trasformativa delle città. Ha invitato gli amministratori locali a guardare oltre i documenti e le dichiarazioni, per concentrarsi su ciò che cambia davvero la vita delle persone: “Non fermiamoci ai titoli dei convegni. Andiamo a vedere come le scelte locali, ispirate agli obiettivi dell’Agenda 2030, modificano concretamente la qualità della vita nelle città”. L’ex ministro ha ricordato come molte amministrazioni italiane abbiano già saputo dare forma a politiche urbane integrate, che uniscono ambiente, inclusione sociale, educazione e innovazione. Le politiche alimentari ne sono un esempio: “Da quando con l’Expo di Milano abbiamo portato il tema del cibo al centro del dibattito pubblico, molte città hanno iniziato a considerare il cibo come una leva di trasformazione urbana. Dalle mense scolastiche alla lotta allo spreco, queste politiche non migliorano solo la qualità dell’alimentazione, ma costruiscono reti sociali e sostenibili”. Milano, Bologna, Firenze e Roma sono tra le realtà citate da Martina per la loro capacità di integrare politiche alimentari, ambientali e sociali, diventando modelli riconosciuti anche a livello internazionale. “Sono esperienze che meritano di essere valorizzate – ha aggiunto – anche attraverso un maggiore investimento diplomatico, non solo amministrativo. L’Italia ha molto da raccontare al mondo su come si può connettere la giustizia sociale con la sostenibilità ambientale”.
Green Cities e la sfida globale dell’urbanizzazione
Martina ha poi richiamato il lavoro della FAO sulle Green Cities, un programma globale che guarda alle grandi trasformazioni urbane dei paesi in via di sviluppo. L’espansione delle megalopoli, soprattutto in Africa e in Asia, rappresenta infatti uno dei principali fronti di cambiamento del XXI secolo, con impatti diretti sulla sicurezza alimentare, sulla sostenibilità ambientale e sulla coesione sociale. “Quando osserviamo queste nuove città – ha spiegato – ci rendiamo conto che non si tratta solo di una rivoluzione urbanistica, ma di un vero e proprio cambiamento antropologico. La crisi climatica spinge milioni di persone a migrare dai contesti rurali a quelli urbani, e questo genera nuove forme di fragilità sociale ed economica”. Il progetto “Green Cities” della FAO mira a costruire un nuovo equilibrio tra urbano e rurale, aiutando le comunità a garantire sicurezza alimentare, resilienza ambientale e sviluppo sostenibile. Martina ha evidenziato come questa sfida non riguardi solo il Sud del mondo: “La nostra capacità di leggere e accompagnare questi processi determinerà anche il futuro delle città europee. Il modo in cui affrontiamo le transizioni urbane è decisivo per l’equilibrio globale”.
Città e cittadinanza globale
Nella parte finale del suo intervento, Martina ha rivolto un appello ai sindaci e agli amministratori italiani: “Le città possono e devono essere protagoniste di una visione globale. Quando riescono a collegare la dimensione locale con quella internazionale, offrono ai cittadini un senso più profondo di comunità e di futuro”. Ricollegando le sfide globali alle esperienze quotidiane, ha osservato che comprendere ciò che accade “oltre il proprio cortile” può aiutare a misurare meglio bisogni e priorità, a ridimensionare aspettative e a valorizzare gli sforzi delle amministrazioni locali. “Contestualizzare le sfide – ha detto – significa anche educare alla consapevolezza, far capire che le politiche locali sono parte di un progetto più ampio, condiviso, che unisce territori diversi attorno a obiettivi comuni”.
Ripensare il ruolo dei comuni nel sistema globale
In conclusione, Martina ha ribadito che una parte della risposta alla crisi del multilateralismo passa proprio dai comuni e dalle amministrazioni locali. “I comuni – ha affermato – sono il livello in cui i cambiamenti diventano azione concreta. È lì che le politiche globali trovano la loro traduzione reale nella vita delle persone”. Il Vice Direttore della FAO ha invitato a investire di più sulle reti internazionali delle città, sulle partnership e sulla cooperazione amministrativa. “Dobbiamo tornare ad avere ambizione. I comuni dei paesi che oggi cambiano davvero le cose non hanno le nostre risorse, ma hanno una determinazione che dovremmo riscoprire. Forse – ha concluso – qualcosa questo ci dice”.