Di Gianluca Vichi
Sabato 21 novembre 2025 è stata una giornata storica non solo per il Comune di Vallefoglia, ma per l’intero territorio grazie all’inaugurazione di un capannone confiscato alla criminalità organizzata, dove oggi migliaia di persone trovano risposta alla propria povertà alimentare.
Lo spazio è stato intitolato a Giancarlo Siani, giornalista assassinato nel lontano 1985 dalla Camorra. Infatti, nel giorno dell’inaugurazione, oltre alle autorità civili e religiose, le forze dell’ordine, studenti e insegnanti, era presente in videocollegamento Paolo Siani, che ha ricordato commosso l’impegno del fratello Giancarlo nel contrasto alla criminalità organizzata.
L’immobile è stato restituito alla collettività grazie al progetto “Mangia e Pensa”, sviluppato dall’Unione dei Comuni Pian del Bruscolo insieme ai partner sociali: Fondazione Banco Alimentare Marche ETS, Auser Provinciale Pesaro-Urbino ODV ETS, Croce Rossa Italiana – Comitato di Montelabbate Vallefoglia, Onlus Gulliver, Fondazione Caritas Pesaro, La Città della Gioia e il Comune di Montelabbate.
Nella provincia di Pesaro-Urbino, da 32 anni il Banco Alimentare fa raccolta e distribuzione a 139 enti caritativi, che a loro volta assistono circa 15.000 persone in difficoltà. In questo capannone, infatti, saranno distribuiti pacchi alimentari per chi ne ha bisogno.

È stato un percorso lungo, tortuoso e faticoso, ma abbiamo raggiunto un risultato storico per la nostra comunità grazie ad un lavoro di squadra tra magistratura e forze dell’ordine, impegnate ogni giorno per difendere il nostro territorio da infiltrazioni malavitose, l’Agenzia nazione dei beni confiscati alla criminalità organizzata, Unione dei Comuni Pian del Bruscolo, realtà sociali ben radicate e al servizio delle persone bisognose.
Quando legalità e solidarietà si incrociano, vinciamo tutti. La realizzazione di questo progetto, che ho seguito in prima persona, è la soddisfazione più grande dei primi sette anni di esperienza amministrativa.
Quando abbiamo ricevuto il decreto di assegnazione dell’immobile ho provato una grande emozione perché, in quel momento, ho ripercorso la fatica e gli sforzi fatti per arrivare alla metà. Elaborare il progetto, costruire la rete di associazioni e istituzioni pubbliche, affrontare passaggi burocratici molto complicati. Anche quando la montagna sembrava impossibile, non abbiamo mai smesso di crederci essendo consapevoli che stavamo facendo la cosa giusta in nome di quei valori che guidano la nostra azione amministrativa.
Per noi la confisca di questo capannone ha anche una grandissima valenza educativa. Non è un caso, infatti, che abbiamo deciso di aprirlo ai ragazzi e alle ragazze del Camp estivo di Libera e a studenti e studentesse del nostro territorio con l’intento di trasmettere loro l’importanza di non abbassare mai la guardia verso fenomeni criminali e di prestare grande attenzione verso quelle persone lasciate ai margini della società.

Sono convinto che l’amministrazione non debba limitarsi a gestire l’ordinario, ma avere il coraggio di alzare l’asticella delle ambizioni collettive e di percorrere sentieri impervi soprattutto quando il traguardo è contrasto alla criminalità, educazione alla legalità, giustizia sociale e solidarietà.
Ho imparato una volta di più che, quando si portano avanti cause di questa portata, bisogna avere la forza di non piegarsi davanti alle difficoltà e di combattere a viso aperto soprattutto quando in ballo ci sono la libertà dalla criminalità e il supporto a chi oggi, purtroppo, non è in grado di portare cibo a casa.
È stata un’esperienza fantastica, che mi ha insegnato tanto e mai potrò dimenticare. Sono orgoglioso di averci messo la faccia e di essere stato in prima linea contribuendo alla realizzazione di questo progetto insieme a una squadra fatta di donne di grandissimi ideali.
