La nuova geografia della montagna italiana: gli effetti regionali della riclassificazione dei comuni montani

L’applicazione dei nuovi criteri di classificazione introdotti dalla legge n. 131 del 2025 produce effetti differenziati sul territorio nazionale, con una riduzione complessiva del numero dei comuni montani e una redistribuzione che varia sensibilmente da regione a regione. In alcune aree prevale una marcata contrazione, soprattutto nelle zone collinari e costiere che in passato rientravano nella classificazione; in altre, invece, si registra un ampliamento del perimetro della montanità, con l’ingresso di nuovi comuni.

Abruzzo

In Abruzzo la revisione della classificazione dei comuni montani produce un saldo regionale pari a −27 comuni montani. Le variazioni si concentrano soprattutto nella provincia di Chieti (−14) e in quella di Teramo (−8), mentre Pescara perde cinque comuni e L’Aquila rimane invariata, confermando la stabilità della classificazione nelle aree interne più propriamente montane della regione.

Nel dettaglio, in provincia di Chieti escono dalla classificazione Archi, Atessa, Casalanguida, Casoli, Cupello, Dogliola, Fresagrandinaria, Furci, Gissi, Lentella, Montedorisio, Roccamontepiano, Roccascalegna e Scerni, senza nuovi ingressi. In provincia dell’Aquila non si registrano variazioni. In provincia di Pescara perdono la qualifica montana Bolognano, Manoppello, Montebello di Bertona, Scafa e Turrivalignani. In provincia di Teramo escono invece Atri, Canzano, Castellalto, Castiglione Messer Raimondo, Castilenti, Cellino Attanasio, Montefino e Notaresco.

Basilicata

In Basilicata il saldo regionale è di −7 comuni montani. La contrazione riguarda soprattutto la provincia di Matera (−5), dove solo Salandra entra nella classificazione montana a fronte di sei comuni che ne escono, mentre la provincia di Potenza registra un saldo di −2.

Nel Materano perdono la classificazione Aliano, Craco, Nova Siri, San Giorgio Lucano, Stigliano e Tursi, mentre entra Salandra. In provincia di Potenza escono Sant’Arcangelo e Senise, senza nuovi ingressi.

Calabria

La revisione produce in Calabria un saldo regionale pari a −27 comuni montani, ma con dinamiche territoriali molto differenziate. Le riduzioni più consistenti si registrano nella provincia di Cosenza (−16) e in quella di Reggio Calabria (−12). Perdite significative emergono anche nella provincia di Crotone (−7), mentre Catanzaro mantiene un equilibrio tra entrate e uscite. In controtendenza si colloca Vibo Valentia, che registra un saldo positivo di +8 comuni montani.

Nel Catanzarese escono Cropani, Gimigliano e Soveria Simeri, mentre entrano Gagliato, Girifalco e San Mango d’Aquino. In provincia di Cosenza perdono la classificazione Bisignano, Calopezzati, Caloveto, Cariati, Corigliano-Rossano, Cropalati, Francavilla Marittima, Mandatoriccio, Montegiordano, Rocca Imperiale, Roseto Capo Spulico, San Cosmo Albanese, San Demetrio Corone, San Giorgio Albanese, San Marco Argentano, San Nicola Arcella, Santa Caterina Albanese, Santa Sofia d’Epiro, Scala Coeli, Tarsia, Terravecchia e Trebisacce; entrano invece Altilia, Castrolibero, Cosenza, Figline Vegliaturo, Piane Crati e Zumpano. Nel Crotonese escono Belvedere di Spinello, Carfizzi, Casabona, Melissa, San Nicola dell’Alto, Strongoli e Umbriatico. Nel Reggino perdono la classificazione Ardore, Benestare, Bovalino, Bruzzano Zeffirio, Casignana, Condofuri, Ferruzzano, Gerace, Laureana di Borrello, Melito di Porto Salvo, Palizzi, Sant’Ilario dello Ionio, Serrata e Villa San Giovanni, mentre entrano Bagnara Calabra e Melicuccà. In provincia di Vibo Valentia esce Soriano Calabro, mentre entrano Drapia, Filandari, Jonadi, Rombiolo, San Costantino Calabro, San Gregorio d’Ippona, Spilinga, Zaccanopoli e Zungri.

Campania

In Campania il saldo regionale è pari a −7 comuni montani, risultato di una forte redistribuzione territoriale. La perdita più consistente riguarda la provincia di Salerno (−34), seguita da Caserta (−14) e Napoli (−1). In controtendenza si registrano incrementi significativi nelle aree interne di Avellino (+32) e Benevento (+10).

La provincia di Avellino registra un forte ampliamento, con l’ingresso di Aiello del Sabato, Altavilla Irpina, Andretta, Aquilonia, Bonito, Candida, Capriglia Irpina, Cairano, Contrada, Fontanarosa, Gesualdo, Grottolella, Lapio, Luogosano, Manocalzati, Melito Irpino, Mirabella Eclano, Montecalvo Irpino, Montefalcione, Montefredane, Montefusco, Montemiletto, Parolise, Paternopoli, Petruro Irpino, Pietradefusi, Prata di Principato Ultra, Pratola Serra, Rocca San Felice, San Potito Ultra, Sant’Angelo all’Esca e Sant’Angelo a Scala, senza uscite. Nel Beneventano escono Apice, Guardia Sanframondi, San Lorenzo Maggiore e San Salvatore Telesino, mentre entrano Apollosa, Arpaise, Campoli del Monte Taburno, Castelpoto, Ceppaloni, Foglianise, Fragneto Monforte, Pago Veiano, Pesco Sannita, Pietrelcina, San Martino Sannita, San Nazzaro, Sant’Arcangelo Trimonte e Torrecuso. Nel Casertano perdono la classificazione Ailano, Castel di Sasso, Corleto Monforte, Dragoni, Galluccio, Giano Vetusto, Liberi, Pietramelara, Pontelatone, Pratella, Presenzano, Rocchetta e Croce, Roccamonfina, San Pietro Infine e Tora e Piccilli, mentre entra Arienzo. In provincia di Napoli escono Massa Lubrense, Piano di Sorrento, Sorrento e Sant’Agnello, mentre entrano Massa di Somma, Ottaviano ed Ercolano. Nel Salernitano escono Albanella, Altavilla Silentina, Ascea, Atrani, Capaccio Paestum, Castellabate, Cava de’ Tirreni, Cicerale, Corbara, Cuccaro Vetere, Furore, Ispani, Laureana Cilento, Lustra, Maiori, Mercato San Severino, Minori, Montecorice, Morigerati, Nocera Inferiore, Nocera Superiore, Ogliastro Cilento, Omignano, Pontecagnano Faiano, Positano, Praiano, Roccagloriosa, Rofrano, San Cipriano Picentino, Santa Marina, Sant’Egidio del Monte Albino, Sarno, Scafati, Sicignano degli Alburni, Tramonti, Vibonati e Vietri sul Mare; entrano Alfano, Pertosa e Santomenna.

Emilia-Romagna

In Emilia-Romagna la revisione produce un saldo regionale pari a −28 comuni montani. Il ridimensionamento si concentra soprattutto nella provincia di Bologna (−12) e in quella di Forlì-Cesena (−6). Perdite significative si registrano anche nella provincia di Parma (−5), mentre riduzioni più contenute interessano Ravenna (−2), Rimini (−2) e Modena (−1). Non si registrano invece variazioni nelle province di Piacenza e Reggio Emilia, né nuovi ingressi in alcuna provincia.

In provincia di Bologna escono Bologna, Borgo Tossignano, Casalfiumanese, Castel San Pietro Terme, Fontanelice, Marzabotto, Monte San Pietro, Ozzano dell’Emilia, Pianoro, San Lazzaro di Savena, Sasso Marconi e Valsamoggia. In provincia di Forlì-Cesena escono Cesena, Dovadola, Meldola, Mercato Saraceno, Predappio e Sogliano al Rubicone. A Modena perde la classificazione Marano sul Panaro. A Parma escono Felino, Fornovo di Taro, Lesignano de’ Bagni, Sala Baganza e Varano de’ Melegari. A Ravenna escono Brisighella e Riolo Terme. A Rimini escono Torriana e Verucchio.

Friuli-Venezia Giulia

In Friuli-Venezia Giulia la revisione determina un saldo regionale pari a −29 comuni montani. La riduzione più consistente si concentra nella provincia di Gorizia (−13), seguita da Pordenone (−6) e Udine (−6), mentre una contrazione più contenuta interessa la provincia di Trieste (−4). In nessuna provincia si registrano nuovi ingressi.

Nel Goriziano escono Capriva del Friuli, Cormons, Doberdò del Lago, Dolegna del Collio, Fogliano Redipuglia, Gorizia, Monfalcone, Mossa, Ronchi dei Legionari, Sagrado, San Floriano del Collio, San Lorenzo Isontino e Savogna d’Isonzo. In provincia di Pordenone escono Arba, Cavasso Nuovo, Fanna, Pinzano al Tagliamento, Sequals e Vivaro. Nel territorio di Udine escono Artegna, Cividale del Friuli, Magnano in Riviera, Povoletto, Prepotto e San Pietro al Natisone. In provincia di Trieste escono Duino-Aurisina, San Dorligo della Valle-Dolina, Sgonico e Trieste.

Lazio

Nel Lazio la revisione determina un saldo regionale pari a −28 comuni montani. La riduzione più consistente si concentra nella provincia di Frosinone (−18), seguita da Roma (−11) e Latina (−11). Più contenute le variazioni nella provincia di Viterbo, che registra invece un saldo positivo (+12), mentre Rieti mantiene un equilibrio tra comuni che escono e comuni che entrano.

Nel Frusinate escono Anagni, Arce, Ausonia, Boville Ernica, Cassino, Castelnuovo Parano, Castro dei Volsci, Castrocielo, Ceccano, Colfelice, Falvaterra, Ferentino, Fontana Liri, Pico, Piedimonte San Germano, Pontecorvo, Roccasecca, Sant’Andrea del Garigliano, Villa Santa Lucia e Villa Santo Stefano; entrano Broccostella e Isola del Liri. Nel territorio di Latina escono Castelforte, Gaeta, Monte San Biagio, Priverno, Prossedi, San Felice Circeo, Sermoneta, Sezze, Sonnino, Sperlonga e Terracina. In provincia di Rieti escono Montebuono, Poggio Catino, Poggio Mirteto e Torri in Sabina, mentre entrano Frasso Sabino, Poggio Nativo, Poggio San Lorenzo e Toffia. Nella Città metropolitana di Roma perdono la classificazione Allumiere, Colonna, Frascati, Gallicano nel Lazio, Guidonia Montecelio, Marcellina, Marino, Monte Compatri, Olevano Romano, Roma, San Cesareo, Sant’Angelo Romano, Tivoli, Tolfa e Zagarolo; entrano Cave, Labico, Lariano e Nemi. Nel Viterbese escono Soriano nel Cimino, Vetralla, Viterbo e Vitorchiano, mentre entrano Bagnoregio, Barbarano Romano, Bassano Romano, Bolsena, Capodimonte, Capranica, Carbognano, Celleno, Cellere, Farnese, Lubriano, Montefiascone, Oriolo Romano, San Lorenzo Nuovo, Soriano nel Cimino e Vejano.

Liguria

In Liguria la revisione determina un saldo regionale pari a −44 comuni montani. La riduzione più consistente si concentra nella provincia di Savona (−17), seguita dalla provincia della Spezia (−12) e dalla Città metropolitana di Genova (−9). Più contenuta la variazione nella provincia di Imperia (−6). Non si registrano nuovi comuni montani in nessuna provincia.

Nella Città metropolitana di Genova escono Arenzano, Bogliasco, Carasco, Cicagna, Cogoleto, Coreglia Ligure, Moneglia, Sestri Levante e Tribogna. In provincia di Imperia escono Chiusavecchia, Pompeiana, Pontedassio, Riva Ligure, Taggia e Terzorio. Nella provincia della Spezia perdono la classificazione Beverino, Bolano, Bonassola, Borghetto di Vara, Brugnato, Carrodano, Deiva Marina, Follo, Levanto, Monterosso al Mare, Riccò del Golfo di Spezia e Riomaggiore. Nel Savonese escono Alassio, Albenga, Albisola Superiore, Andora, Celle Ligure, Ceriale, Cisano sul Neva, Finale Ligure, Garlenda, Ortovero, Quiliano, Savona, Tovo San Giacomo, Vado Ligure, Vezzi Portio, Villanova d’Albenga e Zuccarello.

Lombardia

In Lombardia la revisione della classificazione determina un saldo regionale pari a +16 comuni montani. L’incremento più consistente si concentra nella provincia di Como (+19), seguita dalla provincia di Lecco (+6) e dalla provincia di Varese (+4). Si registrano invece riduzioni nelle province di Brescia (−6), Bergamo (−5) e Pavia (−2), mentre Sondrio non presenta variazioni.

Nel Bergamasco escono Almenno San Salvatore, Cisano Bergamasco, Credaro, Sarnico, Villa di Serio e Villongo, mentre entra Torre Boldone. Nel Bresciano escono Gussago, Iseo, Monte Isola, Roè Volciano, Sabbio Chiese e Salò. In provincia di Como non si registrano uscite, mentre entrano Albiolo, Beregazzo con Figliaro, Binago, Bizzarone, Brenna, Campione d’Italia, Capiago Intimiano, Castelnuovo Bozzente, Colverde, Faloppio, Lipomo, Maslianico, Montano Lucino, Montorfano, Rodero, San Fermo della Battaglia, Solbiate con Cagno, Uggiate con Ronago e Valmorea. Nel Lecchese entrano Airuno, Barzanò, La Valletta Brianza, Santa Maria Hoè, Sirtori e Viganò. In provincia di Pavia escono Borgo Priolo, Borgoratto Mormorolo, Godiasco Salice Terme e Montalto Pavese, mentre entrano Golferenzo e Volpara. In Sondrio non si registrano variazioni. Nel Varesotto esce Gemonio, mentre entrano Brunello, Casciago, Gazzada Schianno, Malnate e Vedano Olona.

Marche

Nelle Marche la revisione determina un saldo regionale pari a −29 comuni montani. La riduzione più consistente si concentra nella provincia di Pesaro Urbino (−15), seguita dalla provincia di Macerata (−7) e dalla provincia di Ancona (−5). Più contenuta la variazione nella provincia di Ascoli Piceno (−2), mentre Fermo non registra variazioni. Non si registrano nuovi ingressi in nessuna provincia.

In provincia di Ancona escono Arcevia, Cupramontana, Mergo, Rosora e Staffolo. Nell’Ascolano escono Appignano del Tronto e Castignano. In provincia di Fermo non si registrano variazioni. Nel Maceratese escono Belforte del Chienti, Cingoli, Colmurano, Loro Piceno, Sant’Angelo in Pontano, Tolentino e Treia. In provincia di Pesaro Urbino escono Colli al Metauro (Montemaggiore al Metauro, Saltara, Serrungarina), Fermignano, Fossombrone, Fratte Rosa, Isola del Piano, Mondavio, Montecalvo in Foglia, Montefelcino, Petriano, San Lorenzo in Campo, Sant’Ippolito, Sassocorvaro-Auditore, Terre Roveresche (Barchi, Orciano di Pesaro, Piagge, San Giorgio di Pesaro), Urbino e Vallefoglia (Colbordolo).

Molise

In Molise la revisione determina un saldo regionale pari a −9 comuni montani. La riduzione più consistente si concentra nella provincia di Campobasso (−8), mentre nella provincia di Isernia il saldo è pari a −1.

Nel Campobassano escono Acquaviva Collecroce, Guardialfiera, Lupara, Mafalda, Montenero di Bisaccia, Palata, San Felice del Molise, San Giuliano di Puglia e Tavenna, mentre entra Montelongo. In provincia di Isernia perde invece la classificazione Venafro.

Piemonte

Il Piemonte è tra le regioni che registrano l’incremento più consistente. La revisione determina un saldo complessivo di +49 comuni montani, con 76 nuovi ingressi a fronte di 27 uscite. Gli incrementi più marcati si concentrano nelle province di Cuneo, Torino e Novara, mentre le uscite si concentrano soprattutto nelle province di Alessandria, Asti e Biella.

Nel dettaglio, in provincia di Alessandria escono Avolasca, Carrosio, Cartosio, Casasco, Costa Vescovato, Lerma, Momperone, Montechiaro d’Acqui, Montegioco, Montemarzino, Pozzol Groppo, Serravalle Scrivia, Stazzano e Vignole del Borbera. Nell’Astigiano escono Bubbio, Cassinasco, Mombaldone, Monastero Bormida e Sessame, mentre entrano Albugnano, Moncucco Torinese e Moransengo. Nel Biellese escono Cossato, Lessona, Occhieppo Inferiore, Quaregna Cerreto e Valdengo. In provincia di Cuneo esce Revello, mentre entrano Barge, Bastia Mondovì, Beinette, Castelletto Stura, Centallo, Cervasca, Cossano Belbo, Cuneo, Dogliani, Mango, Manta, Margarita, Mondovì, Montforte d’Alba, Montanera, Montelupo Albese, Morozzo, Neviglie, Niella Tanaro, Rocca de’ Baldi, Roddi, Rodello, Salmour, Sinio, Tarantasca e Treiso. In provincia di Novara entrano Ameno, Boca, Bolzano Novarese, Briga Novarese, Colazza, Gargallo, Gozzano, Grignasco, Invorio, Lesa, Maggiora, Meina, Miasino, Orta San Giulio, Pella, Pettenasco, Pisano, Pogno, San Maurizio d’Opaglio e Soriso. Nel Torinese entrano Baldissero Canavese, Baldissero Torinese, Buttigliera Alta, Castagnole Piemonte, Chivasso, Chiaverano, Cinzano, Cossano Canavese, Cuceglio, Fiano, Grosso, Mathi, Pavarolo, Pecetto Torinese, Pino Torinese, Quagliuzzo, Rivalba, Rocca Canavese, Rosta, San Martino Canavese, Strambinello, Torre Canavese, Vauda Canavese, Villafranca Piemonte e Villarbasse. Nel Verbano-Cusio-Ossola entrano Belgirate e Verbania, mentre in provincia di Vercelli entra Serravalle Sesia.

Puglia

In Puglia la revisione determina un saldo regionale pari a −28 comuni montani. La riduzione più consistente si concentra nella provincia di Foggia (−14), seguita dalla provincia di Bari (−8) e da quella di Taranto (−4). Più contenuta la variazione nella provincia di Barletta-Andria-Trani (−2). In nessuna provincia si registrano nuovi comuni montani.

Nel Barese escono Acquaviva delle Fonti, Bitonto, Cassano delle Murge, Corato, Gioia del Colle, Grumo Appula, Ruvo di Puglia e Toritto. Nella provincia di Barletta-Andria-Trani escono Andria e Minervino Murge. Nel Foggiano perdono la classificazione Cagnano Varano, Candela, Carlantino, Carpino, Casalnuovo Monterotaro, Casalvecchio di Puglia, Castelnuovo della Daunia, Ischitella, Manfredonia, Peschici, Rignano Garganico, Sannicandro Garganico, Troia e Vieste. In provincia di Taranto escono Crispiano, Laterza, Massafra e Mottola.

Sardegna

La Sardegna registra una delle contrazioni più forti, con un saldo regionale pari a −102 comuni montani. La riduzione più consistente si concentra nella provincia di Oristano (−37), seguita da Cagliari (−17), dalla Gallura Nord-Est Sardegna (−15) e dal Sulcis Iglesiente (−10). Si registrano riduzioni anche nelle province di Nuoro e Ogliastra (−9 ciascuna) e nella provincia del Medio Campidano (−4). Nessuna variazione netta si registra nella provincia di Sassari.

Nella provincia di Cagliari escono Armungia, Assemini, Ballao, Capoterra, Castiadas, Domus de Maria, Escalaplano, Maracalagonis, Muravera, Pula, Quartu Sant’Elena, Quartuccio, San Vito, Sarroch, Serdiana, Siliqua, Uta, Vallermosa, Villa San Pietro, Villaputzu e Villasimius, mentre entrano Escolca, Gergei, Nuragus e Nurallao. Nella Gallura Nord-Est Sardegna escono Aglientu, Arzachena, Badesi, Bortigiadas, Budoni, La Maddalena, Luogosanto, Olbia, Oschiri, Palau, San Teodoro, Santa Teresa Gallura, Sant’Antonio di Gallura, Telti e Trinità d’Agultu e Vignola. Nel Medio Campidano escono Arbus, Guspini, Tuili e Villacidro. Nel Nuorese escono Dorgali, Galtellì, Irgoli, Loculi, Onifai, Orosei, Posada, Siniscola e Torpè. Nell’Ogliastra escono Bari Sardo, Elini, Girasole, Ilbono, Loceri, Lotzorai, Tertenia, Tortolì e Triei. In provincia di Oristano escono Abbasanta, Albagiara, Ales, Allai, Assolo, Asuni, Bonarcado, Bosa, Busachi, Cuglieri, Curcuris, Flussio, Fordongianus, Gonnosnò, Magomadas, Marrubiu, Modolo, Mogorella, Montresta, Nureci, Palmas Arborea, Paulilatino, Ruinas, Sagama, Samugheo, Santa Giusta, Senis, Sennariolo, Siamanna, Siapiccia, Suni, Tinnura, Tresnaraighes, Ulà Tirso, Usellus, Villa Sant’Antonio e Villaurbana. In provincia di Sassari escono Ittiri, Ozieri, Perfugas, Tula e Viddalba, mentre entrano Banari, Bonnanaro, Borutta, Florinas e Torralba. Nel Sulcis Iglesiente escono Buggerru, Carbonia, Iglesias, Narcao, Perdaxius, Santadi, Teulada, Tratalias, Villamassargia e Villaperuccio.

Sicilia

La Sicilia si muove in controtendenza e registra un saldo regionale pari a +33 comuni montani. L’incremento più consistente si concentra nella provincia di Caltanissetta (+13), seguita dalla provincia di Palermo (+12), dalle province di Agrigento e Catania (+8 ciascuna) e dalla provincia di Enna (+3). Si registrano invece riduzioni nella provincia di Trapani (−7), nella provincia di Messina (−3) e nella provincia di Siracusa (−1), mentre Ragusa non presenta variazioni.

In provincia di Agrigento entrano Alessandria della Rocca, Canicattì, Castrofilippo, Grotte, Lucca Sicula, Racalmuto, Sambuca di Sicilia e Santa Elisabetta. Nel Catanese esce Calatabiano, mentre entrano Caltagirone, Grammichele, Mascalcia, Militello in Val di Catania, Mirabella Imbaccari, San Cono, San Michele di Ganzaria, San Pietro Clarenza e Viagrande. Nel Nisseno entrano Acquaviva Platani, Bompensiere, Caltanissetta, Delia, Marianopoli, Milena, Montedoro, San Cataldo, Santa Caterina Villarmosa, Serradifalco, Sutera, Vallelunga Pratameno e Villalba. In provincia di Enna entrano Barrafranca, Pietraperzia e Valguarnera Caropepe. Nel Messinese escono Barcellona Pozzo di Gotto, Gaggi, Guardini-Naxos, Lipari, Malfa, Messina, Roccalumera, Rodi Milici, Santa Marina Salina e Taormina, mentre entrano Ficarra, Forza d’Agrò, Gallodoro, Gioiosa Marea, Librizzi, Montagnareale e Sant’Angelo di Brolo. Nel Palermitano escono Misilmeri, Palermo, Pollina e Ustica, mentre entrano Alia, Bolognetta, Campofelice di Fitalia, Casteldaccia, Cefalà Diana, Cerda, Ciminna, Cinisi, Lercara Friddi, Roccamena, Roccapalumba, San Cipirello, Sciara, Termini Imerese, Ventimiglia di Sicilia e Villafrati. A Ragusa non si registrano variazioni. Nel Siracusano esce Carlentini. Nel Trapanese escono Buseto Palizzolo, Castellammare del Golfo, Custonaci, Erice, Favignana, Pantelleria, San Vito Lo Capo e Valderice, mentre entra Vita.

Toscana

In Toscana la revisione determina un saldo regionale pari a −37 comuni montani. La riduzione più consistente si concentra nella provincia di Grosseto (−10), seguita dalla provincia di Livorno (−9) e dalla provincia di Pisa (−6). Si registrano riduzioni anche nelle province di Firenze (−4), Lucca e Massa Carrara (−3 ciascuna), Arezzo (−2) e Prato (−1). Registra invece un lieve incremento la provincia di Siena (+1), mentre Pistoia non presenta variazioni.

Nel dettaglio, in provincia di Arezzo escono Castiglion Fiorentino e Cavriglia. Nel Fiorentino escono Calenzano, Fiesole, Figline Valdarno e Sesto Fiorentino. Nel Grossetano perdono la classificazione Cinigiano, Civitella Paganico, Isola del Giglio, Manciano, Massa Marittima, Monte Argentario, Monterotondo Marittimo, Pitigliano, Roccastrada e Scansano. In provincia di Livorno escono Campo nell’Elba, Capoliveri, Capraia Isola, Marciana, Marciana Marina, Porto Azzurro, Portoferraio, Rio e Sassetta. Nel Lucchese escono Camaiore, Capannori e Lucca. In provincia di Massa Carrara escono Aulla, Montignoso e Podenzana. Nel Pisano escono Buti, Calci, Montecatini Val di Cecina, Monteverdi Marittimo, Pomarance e Volterra. A Pistoia non si registrano variazioni. In provincia di Prato esce Montemurlo. Nel Senese escono Montalcino e Montepulciano, mentre entrano Castellina in Chianti, Pienza e Trequanda.

Umbria

In Umbria la revisione determina un saldo regionale pari a −34 comuni montani. La riduzione più consistente si concentra nella provincia di Perugia (−19), seguita dalla provincia di Terni (−15). In nessuna provincia si registrano nuovi comuni montani.

Nel Perugino escono Bettona, Bevagna, Cannara, Castel Ritaldi, Castiglione del Lago, Città della Pieve, Collazzone, Corciano, Deruta, Fratta Todina, Magione, Marsciano, Monte Castello di Vibio, Montefalco, Paciano, Panicale, Perugia, Todi e Torgiano. Nel Ternano escono Alviano, Amelia, Attigliano, Calvi dell’Umbria, Castel Viscardo, Fabro, Ficulle, Giove, Lugnano in Teverina, Montecastrilli, Narni, Orvieto, Otricoli, Penna in Teverina e San Gemini.

Valle d’Aosta

In Valle d’Aosta la revisione non determina alcuna variazione: entrano 0 comuni, escono 0 comuni, saldo 0.

Veneto

In Veneto la revisione determina un saldo regionale pari a −10 comuni montani. La riduzione si concentra in egual misura nelle province di Verona e Vicenza (−4 ciascuna) e nella provincia di Treviso (−2). Nessuna variazione si registra nella provincia di Belluno.

Nel dettaglio, in provincia di Treviso escono Cordignano e Pederobba. Nel Veronese perdono la classificazione Costermano, Rivoli Veronese, Sant’Ambrogio di Valpolicella e Torri del Benaco. In provincia di Vicenza escono Breganze, Colceresa, Fara Vicentino, Marostica, Pianezze e Romano d’Ezzelino, mentre entrano Brogliano e Monte di Malo. A Belluno non si registrano variazioni.

Province autonome di Trento e Bolzano

Per quanto riguarda i 116 comuni della Provincia autonoma di Bolzano e i 166 comuni della Provincia autonoma di Trento, la nuova classificazione conferma integralmente la loro natura montana: tutti i comuni risultano infatti considerati montani.

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Nel complesso, la nuova classificazione restituisce una geografia della montagna italiana più selettiva e, per certi versi, più rigida. Se da un lato l’aggiornamento dei criteri può apparire come un tentativo di rendere più coerente la definizione amministrativa della montanità, dall’altro gli effetti concreti mostrano una riforma tutt’altro che neutrale. L’impianto scelto dall’attuale maggioranza finisce infatti per penalizzare molti territori fragili che, pur non rispondendo più ai nuovi parametri geomorfologici, continuano a convivere con isolamento infrastrutturale, carenza di servizi, spopolamento e difficoltà di accesso alle opportunità.

Il rischio è che, dietro la pretesa di un riordino tecnico, si produca in realtà una redistribuzione iniqua delle risorse pubbliche, restringendo la platea dei comuni che potranno accedere a strumenti di sostegno, agevolazioni e politiche dedicate. In questo senso, la riforma sembra rispondere più a una logica di semplificazione contabile che a una reale strategia di rilancio delle aree interne e montane. E proprio qui emerge il limite politico più evidente dell’intervento: invece di assumere la complessità della montagna contemporanea, l’attuale maggioranza la riduce a una questione di altitudine e pendenza, lasciando fuori una parte consistente di quei territori che avrebbero invece più bisogno di attenzione pubblica.