PNRR e territori, intervista ad Andrea Marrucci: “Il rispetto dei tempi non può tradursi in un aumento delle disuguaglianze territoriali”

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza entra nella sua fase più delicata e il tema dei tempi di attuazione torna al centro del confronto istituzionale. Le scadenze fissate a livello europeo, unite alle difficoltà operative che molti enti locali stanno affrontando, rischiano di trasformare uno strumento pensato per ridurre i divari in un fattore di ulteriore disuguaglianza tra territori. A pagarne il prezzo potrebbero essere soprattutto i Comuni meno strutturati, le aree interne e quelle montane, dove i ritardi non dipendono da inerzia amministrativa ma da criticità oggettive. Ne parliamo con Andrea Marrucci, Vice presidente nazionale di ALI, presidente di ALI Toscana e sindaco di San Gimignano, che richiama l’attenzione su un punto chiave: il rispetto dei tempi non può tradursi in opere incompiute né in un aumento delle disuguaglianze territoriali, ma deve garantire il completamento degli interventi e il miglioramento concreto dei servizi per le comunità locali.

Senza una proroga dei tempi del PNRR, molte opere rischiano di restare incompiute. Qual è oggi il principale rischio per i Comuni e perché le scadenze attuali non sono più realistiche?

Il rischio principale è che vengano vanificati gli sforzi compiuti negli ultimi tre o quattro anni dalle amministrazioni locali per dare concreta attuazione agli interventi finanziati dal PNRR. Il Piano non è un esercizio contabile, ma uno strumento che riflette una visione di sviluppo e che incide direttamente sulla vita quotidiana delle comunità. Gli interventi riguardano ambiti fondamentali come scuole, edifici pubblici, mobilità, transizione digitale ed energetica, servizi sociali e sanitari. È quindi interesse dell’intero sistema istituzionale che questi progetti arrivino a compimento. Le scadenze attuali non sono più realistiche perché, come evidenziato anche dalla Corte dei Conti, l’attuazione del Piano ha incontrato difficoltà legate agli appalti, alla carenza di imprese e manodopera, all’aumento dei costi delle materie prime e, in alcuni casi, alla mancata capacità delle imprese di rispettare gli impegni contrattuali assunti.

In Toscana sono stati finanziati oltre 20mila interventi per più di 12 miliardi di euro. Che bilancio si può fare sullo stato di attuazione del PNRR e sul lavoro svolto dai Comuni?

In Toscana gli interventi finanziati derivano dalle risorse del PNRR, dal Piano nazionale complementare e da fondi regionali. La Regione Toscana ha stanziato circa 30 milioni di euro per un fondo complementare al Piano. Una quota rilevante delle risorse, oltre il 57%, è destinata alla sanità, in particolare alla telemedicina, alla casa come primo luogo di cura e alle infrastrutture digitali. I Comuni, anche a livello nazionale, risultano tra i soggetti che hanno rispettato maggiormente le scadenze e avviato i progetti. Tuttavia, anche in Toscana si registrano ritardi, dovuti alle stesse criticità evidenziate dalla Corte dei Conti.

Lei ha parlato di territori che procedono a velocità diverse. In che modo la capacità amministrativa incide sull’attuazione del Piano?

La relazione della Corte dei Conti evidenzia che il sistema degli enti locali detiene il primato per numero di progetti e risorse finanziate. È evidente che la capacità amministrativa e il grado di strutturazione degli enti abbiano inciso sulla possibilità di costruire progettualità solide e di intercettare i bandi. I Comuni più strutturati hanno avuto un vantaggio, anche in una fase iniziale caratterizzata da regole particolarmente complesse. Il tema centrale è evitare che il PNRR produca un aumento delle disuguaglianze territoriali, accentuando i divari tra grandi centri urbani e aree interne o montane. Una proroga dei tempi consentirebbe anche ai territori che hanno incontrato maggiori difficoltà, per ragioni oggettive, di completare gli interventi e ridurre tali divari.

 Quali sono le principali criticità nella fase esecutiva dei progetti e perché rischiano di penalizzare anche i Comuni adempienti?

In molti casi i Comuni hanno rispettato le scadenze previste per la progettazione, le gare e gli affidamenti. Le criticità emergono prevalentemente nella fase esecutiva, quando imprese o consorzi non riescono a rispettare gli impegni contrattuali. Questo può determinare blocchi dei cantieri, risoluzioni dei contratti e il rischio concreto di perdere finanziamenti già assegnati. L’aumento dei costi, solo parzialmente compensato da misure nazionali, incide in modo significativo soprattutto sui piccoli Comuni, che rischiano di ritrovarsi con opere incompiute e con un impatto rilevante sui bilanci.

 Perché chiedere una proroga e maggiore flessibilità non significa rallentare il PNRR, ma garantirne il completamento?

Il termine del 30 giugno 2026 non è un termine intangibile. Il Parlamento europeo, con una risoluzione del giugno 2025, ha chiesto alla Commissione una proroga di 18 mesi per i progetti in fase avanzata. Si tratta di una richiesta motivata dalla preoccupazione per i tempi di attuazione delle risorse ancora disponibili. Restituire fondi destinati a interventi su asili nido, scuole, sanità, transizione energetica e digitale rappresenterebbe una sconfitta. In assenza di un intervento europeo, chiediamo al Governo di valutare strumenti nazionali che consentano di completare le opere, perché il PNRR incide direttamente sulla qualità dei servizi e sulla vita delle comunità locali.