La nuova Agenda UE per le città presentata dal vicepresidente della Commissione europea, Raffaele Fitto, rappresenta sicuramente un passaggio importante per il futuro dell’Unione. È un segnale politico che va nella direzione di un’Europa più giusta, più vicina ai cittadini e più capace di affrontare le grandi trasformazioni del nostro tempo. Le città sono il luogo in cui l’Europa si costruisce ogni giorno: è lì che si combattono le disuguaglianze, si realizza la transizione ecologica, si difende la coesione sociale e si rafforza la democrazia.
Da europeista convinto, ma soprattutto da ex sindaco e ex presidente di Provincia, considero tanto positivo quanto fondamentale il riconoscimento del ruolo strategico delle città e dei Comuni come partner chiave dell’Unione. Dopo anni in cui l’Europa è stata percepita come distante e tecnocratica, questa Agenda può contribuire a cambiare paradigma, riportando le politiche europee nei quartieri, nei servizi pubblici locali, nella vita quotidiana delle persone.
Proprio per questo, però, serve più ambizione. Non basta affermare che le città sono centrali: occorre dare loro un vero potere politico e gli strumenti adeguati. Oggi, il 75% della popolazione europea vive in città e aree urbane, mentre circa il 70% della legislazione europea viene attuata a livello locale, nonostante questo, i governi urbani continuano a essere coinvolti in modo insufficiente nelle fasi decisionali. Questo squilibrio va corretto, se vogliamo un’Europa più efficace e credibile. Il principio di sussidiarietà, pilastro del progetto europeo, deve essere applicato fino in fondo.
Una proposta, pensata in questa direzione, potrebbe essere quindi quella di istituire un tavolo permanente europeo delle città, che coinvolga direttamente i sindaci e le rappresentanze degli enti locali nel confronto con la Commissione, il Parlamento europeo e gli Stati membri. Un luogo politico stabile, non occasionale, in cui costruire insieme le priorità dell’Unione, valutare l’impatto territoriale delle politiche e rafforzare una vera governance multilivello. Le città devono essere co-protagoniste, non semplici esecutrici.
Ritengo questa impostazione particolarmente urgente su alcune grandi sfide che stanno mettendo in difficoltà milioni di cittadini europei. Penso, ad esempio, all’emergenza abitativa, che colpisce soprattutto giovani e famiglie nelle aree urbane; alla transizione climatica ed energetica; alla mobilità sostenibile; alla lotta alla povertà e alle nuove fragilità urbane. Tutte sfide che il centrosinistra europeo ha il dovere di affrontare mettendo al centro le persone e i territori, tutte sfide alle quali, l’Europa, deve dare una risposta.
Sul piano delle risorse invece, l’Agenda deve tradursi in una scelta politica chiara: meno frammentazione, meno burocrazia, più fiducia nei Comuni. La politica di coesione, il prossimo bilancio europeo e i nuovi strumenti finanziari devono rafforzare gli investimenti urbani e sostenere in particolare le città medio-piccole, che sono l’ossatura democratica e sociale dell’Europa. La futura EU Cities Platform proposta dall’Agenda deve essere uno strumento concreto di pianificazione e investimento, che semplifichi realmente l’accesso ai finanziamenti e agli strumenti utili per le aree urbane, non un contenitore formale.
Per quanto riguarda invece le politiche di coesione, soprattutto quelle che interessano il mondo dell’agricoltura e della pesca, sono contrario alla loro razionalizzazione, è fondamentale che due settori così importanti si basino su bilanci e regolamenti distinti affinché si promuova lo sviluppo, la competitività e si riducano le disuguaglianze. Così invece, la razionalizzazione dei piani operativi va nella direzione opposta rispetto al vero obiettivo dell’Agenda, perché esclude dai tavoli decisionali sia le regioni che le città.
Infine, questa Agenda chiama in causa anche i governi nazionali. In Italia, il Partito Democratico continuerà a battersi perché le città siano protagoniste dei piani di partenariato e della programmazione europea.
Un’Europa forte, per me, è un’Europa che si affida ai territori, che valorizza le autonomie locali e che costruisce le sue politiche dal basso e, in quest’ottica, la nuova Agenda UE per le città può diventare una leva decisiva per rilanciare il progetto europeo su basi più solide, eque e democratiche. Questo però accadrà solo se l’Europa avrà il coraggio di scegliere davvero le città come motore del cambiamento. Senza i sindaci, senza i Comuni, senza i territori, non c’è futuro per l’Europa.