Il disegno di legge di Bilancio 2026 delinea per i Comuni un quadro complesso, caratterizzato da un equilibrio fragile tra elementi di parziale stabilizzazione e criticità strutturali che continuano a incidere in modo significativo sulla gestione ordinaria degli enti locali. Se da un lato la manovra non introduce nuovi tagli alle risorse comunali per l’anno 2026, dall’altro rimangono pienamente operativi gli effetti delle riduzioni già previste dalle precedenti manovre finanziarie, che continuano a comprimere i margini di autonomia finanziaria.
Tra gli aspetti considerati positivi dagli enti locali emerge innanzitutto l’alleggerimento del Fondo crediti di dubbia esigibilità, misura da tempo sollecitata dai Comuni in quanto fortemente penalizzante per la capacità di spesa. A questo si affianca il rafforzamento del fondo per i minori italiani, che raggiunge la soglia dei 250 milioni di euro, e la stabilizzazione del fondo per i Centri estivi, confermato a 60 milioni di euro, garantendo una maggiore continuità nella programmazione dei servizi sociali e educativi.
Di rilievo è anche lo stanziamento di 500 milioni di euro per la Carta “Dedicata a te”, prorogata per il biennio 2026-2027, che rappresenta uno strumento di sostegno alle fasce più fragili della popolazione e che coinvolge direttamente i Comuni nella fase attuativa. Un ulteriore segnale positivo è rappresentato dall’avvio di un fondo dedicato al personale, finalizzato al rinnovo contrattuale per il periodo 2025-2027. Tuttavia, le amministrazioni locali evidenziano come le risorse previste costituiscano soltanto un primo intervento, insufficiente a coprire l’intero fabbisogno legato all’adeguamento del trattamento accessorio, stimato in circa un miliardo e mezzo di euro.
Accanto a questi elementi, permangono criticità rilevanti, in particolare sul versante della spesa corrente. I tagli e gli accantonamenti previsti fino al 2029 superano complessivamente i 2 miliardi di euro, con una riduzione stimata per il solo 2026 pari a circa 460 milioni. Questa dinamica continua a esercitare una pressione significativa sui bilanci comunali, riducendo la capacità di far fronte alle esigenze crescenti dei territori.
Tra le principali fonti di preoccupazione figura l’aumento dei costi per l’assistenza alle persone con disabilità, ambito nel quale la norma sull’imposta di soggiorno viene ritenuta inadeguata a garantire una copertura sufficiente. Criticità analoghe interessano i servizi per la prima infanzia: l’incremento dei costi di gestione dei nidi rende necessaria una razionalizzazione delle risorse esistenti e, al contempo, l’individuazione di nuovi strumenti di finanziamento per assicurare la sostenibilità del servizio.
Particolarmente delicata resta anche la situazione del trasporto pubblico locale, soprattutto nei piccoli e medi Comuni, dove l’impatto dei rincari energetici si somma a fragilità strutturali già presenti, aggravando le difficoltà operative e finanziarie degli enti gestori.
Nel complesso, la manovra 2026, con una dotazione pari a 18,7 miliardi di euro e tra le più contenute degli ultimi anni, non appare in grado di affrontare in modo strutturale molte delle questioni di rilievo nazionale che incidono direttamente sull’operatività dei Comuni. La limitata disponibilità di risorse si traduce in risposte parziali a bisogni che richiederebbero interventi organici e di medio-lungo periodo. Restano pertanto irrisolte alcune priorità strategiche, come la sicurezza urbana e il diritto alla casa, ambiti nei quali la pressione sui territori continua a crescere e a richiedere un impegno finanziario più incisivo e stabile.