Affordability contro Austerità: la Manovra Meloni è un’Occasione Persa

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Cari amici e amiche di Ali, mentre vi scrivo arrivano, d’Oltreoceano, notizie e commenti sull’elezione del nuovo sindaco di New York, Zohran Mamdani, un giovane di 34 anni, democratico, progressista, socialista. Un esponente della Gen Z. Ha vinto, nella Grande Mela, una delle città con la più alta concentrazione di miliardari al mondo, proponendo qualcosa di apparentemente paradossale nel centro del capitalismo globale: una città “affordable”, cioè conveniente, sostenibile, vivibile anche per chi non ha enormi mezzi economici. Un modello alternativo al Luna Park per super ricchi, alle città che finiscono per escludere i più fragili, i più deboli. Mamdani ha promesso il blocco dei canoni d’affitto, trasporti gratuiti, tassazione progressiva nei riguardi dei più abbienti. Insomma, tutto ciò che manca non solo nella Legge di Bilancio che il Governo Meloni progetta per il 2026, ma anche nella visione stessa di questo governo.

A fronte di un’ambizione progressista come quella che si affaccia a New York, di qua dall’Oceano, la Legge di Bilancio italiana per il 2026, formulata dal governo di Giorgia Meloni, si presenta come un esercizio di pura e miope austerità. È una manovra piccola piccola, come ha giustamente sottolineato l’amico Antonio Misiani, la più esigua dal 2014, del tutto inadeguata ad affrontare i due nodi principali del Paese: la stagnazione economica e l’aumento delle disuguaglianze.

La maggioranza, non a caso, pare voglia indicare ben quattro relatori: un relatore per ogni partito, per litigarsi quelle poche briciole disponibili per gli emendamenti parlamentari. Un imbarazzante record storico di litigiosità sulle miserie.

Meloni e il suo Ministro Giorgetti hanno scelto la strada dell’austerità, con l’unica ossessione di compiacere le agenzie di rating. Hanno creduto bastasse tenere in ordine i conti per rilanciare lo sviluppo. Ma i numeri, come dico spesso, hanno la testa dura. E i numeri del Documento programmatico di finanza pubblica smentiscono Meloni & Giorgetti in modo netto: l’impatto di questa manovra è zero sulla crescita, zero sui consumi, addirittura negativo sugli investimenti. In pratica, una legge di bilancio inutile e dannosa, una mera manutenzione dei conti senza una vera strategia per l’economia reale.

Persino le audizioni di Confindustria e delle associazioni delle PMI in Commissione Bilancio hanno tracciato un giudizio chiaro e severo: la manovra è debole, priva di slancio e incapace di sostenere investimenti, consumi e crescita. Le associazioni di categoria hanno evidenziato un impatto nullo sul PIL nel 2026, sottolineando come la pressione fiscale rimarrà ai massimi europei e il potere d’acquisto delle famiglie sotto i livelli pre-pandemia. E, se non ci fosse stato, finora, il PNRR, saremmo già a crescita zero.

Questa manovra verrà ricordata per due scelte palesemente sbagliate: l’aumento dell’età pensionabile di cinque mesi e il boom delle spese militari, che in tre anni assorbiranno oltre 22 miliardi aggiuntivi. Per dare un’idea della sproporzione delle priorità: il tanto sbandierato taglio dell’aliquota Irpef al 33 per cento, che avrebbe dovuto agevolare il ceto medio, vale meno di 3 miliardi, ma viene annullato in dodici mesi dal fiscal drag, che ne brucia 3,3 ogni anno. In sostanza: al ceto medio restano le briciole, mentre ai redditi più alti è garantito un vantaggio tangibile. La pressione fiscale complessiva, intanto, resta inchiodata al massimo degli ultimi dieci anni.

A farne le spese sono i servizi pubblici essenziali, sacrificati sull’altare del rating. La sanità italiana è in crisi profonda, con il Fondo sanitario nazionale che scenderà sotto il 6% del PIL nell’arco temporale della manovra, mentre servirebbe che fosse almeno al 7%. Servono più risorse, non tagli mascherati. E lo stesso vale per trasporti locali, scuola e casa. A farne le spese, più di tutti, gli Enti Locali, dai quali è già arrivato un doveroso grido d’allarme: è a rischio la possibilità stessa di fornire i servizi, mentre le aree interne appaiono totalmente dimenticate dal governo. Insomma, questa manovra parla di spese militari e condoni fiscali, quando bisognerebbe parlare di salari, crescita e futuro dei nostri cittadini e territori. Proprio come ha fatto il nuovo sindaco di New York, proponendo una visione della città sostenibile e inclusiva.