Con 160 voti favorevoli, 99 contrari e 3 astenuti, la Camera dei deputati ha dato il via libera definitivo al decreto Economia (DL 95/2025, ddl 2551), già approvato dal Senato. Il provvedimento omnibus interviene su numerosi settori molto distanti l’uno dall’altro: dalla finanza pubblica agli investimenti territoriali, passando per politiche industriali, sociali e sanitarie. Tuttavia, al di là della ricca platea di misure annunciate, emergono più di un dubbio sulla reale efficacia e concretezza del testo.
L’obiettivo dichiarato è quello di rafforzare gli investimenti pubblici e assicurare la continuità operativa di comparti strategici, ma la molteplicità e frammentarietà degli interventi senza una visione di lungo respiro unita all’assenza di un piano chiaro e coordinato, rischia di generare solo piccoli aggiustamenti e inefficienze. Troppi ambiti diversi sono stati accorpati in un unico decreto senza un vero filo conduttore, rendendo difficile per le amministrazioni – soprattutto quelle locali – districarsi nelle complessità applicative.
Tra le misure più rilevanti si segnalano una maggiore flessibilità nel meccanismo di payback sanitario, misure a sostegno della transizione industriale e del lavoro – incluso il rinnovo dell’esonero contributivo per le madri lavoratrici – e un’agevolazione fiscale per il mercato delle opere d’arte. Sul fronte abitativo, è stato approvato un emendamento del Partito Democratico che incrementa il Fondo di garanzia per la prima casa di 30 milioni di euro (art. 6-ter), mentre la società Milano-Cortina vedrà prorogata la sua operatività fino al 2033.
Le misure per gli enti locali e gli investimenti territoriali: tra tempistiche irrealistiche e rischi concreti
L’articolo 3 istituisce un Fondo unico da 1,1 miliardi di euro destinato al potenziamento delle reti metropolitane e del trasporto rapido di massa, con obbligo di utilizzo delle risorse entro il 31 dicembre 2025.
Nello stesso orizzonte temporale si colloca anche il rafforzamento del Fondo per l’avvio delle opere indifferibili (art. 1), che potrà essere utilizzato anche per progetti al di fuori del perimetro PNRR, a condizione che gli appalti siano aggiudicati entro la fine dell’anno. Entrambi gli interventi mirano a garantire continuità agli investimenti pubblici e a sostenere la realizzazione tempestiva delle opere.
Un ulteriore ambito d’intervento è rappresentato dalla rigenerazione urbana. L’articolo 5 stanzia 80 milioni di euro nei prossimi due anni, con priorità per iniziative volte alla riqualificazione energetica del patrimonio edilizio e alla riduzione del consumo di suolo, in linea con gli obiettivi di sostenibilità ambientale e innovazione urbana.
Il decreto dedica attenzione anche ai territori colpiti dal sisma del 2016. L’articolo 4 prevede la proroga della Zona Franca Urbana e il rifinanziamento del Fondo per la ricostruzione pubblica, misure che si affiancano alla prosecuzione degli strumenti già in campo, inclusa la gestione dei crediti edilizi connessi al Superbonus 110%.
Infine, l’articolo 14 interviene a sostegno del comparto turistico-ricettivo, destinando 44 milioni di euro alla creazione e riqualificazione di alloggi per i lavoratori del settore, con l’obiettivo di migliorare le condizioni abitative e favorire la stabilità occupazionale nei territori a forte vocazione turistica.
In sintesi, il decreto Economia tocca molteplici ambiti con interventi sparsi e di corto respiro, rischiando di essere più una sommatoria di buone intenzioni che un vero strumento di rilancio, sempre più necessario a fronte di un contesto generale che diventa ancor più complesso. La governance debole, le risorse distribuite a pioggia e soprattutto la stretta tempistica per l’impiego dei fondi mettono a dura prova la capacità delle amministrazioni locali di realizzare risultati concreti. Senza un significativo rafforzamento delle strutture amministrative e una visione organica, il rischio è che questo provvedimento resti l’ennesima occasione mancata.
Raffaele Borda – Autore