75 anni dalla Dichiarazione Schuman: il bilancio pluriennale UE deciderà il futuro del progetto europeo 

Quest’anno celebriamo il 75º anniversario della Dichiarazione Schuman: “L’Europa non si farà tutta in una volta, né in base a un piano unico. Si farà attraverso realizzazioni concrete, che creino anzitutto una solidarietà di fatto.” Parole che, ancora oggi, risuonano forti per chi lavora ogni giorno affinché l’Unione Europea sia un faro di speranza, fiducia e prospettiva per un futuro migliore.

Come socialdemocratici, crediamo che questa visione sia oggi a rischio. Il nuovo Quadro Finanziario Pluriennale (QFP), atteso tra due settimane, sarà decisivo per stabilire se l’UE resterà un progetto di unità, di vicinanza tra territori, basato su una governance multilivello, sul principio di sussidiarietà e sul partenariato – oppure se deriverà verso una centralizzazione che allontana l’Europa dalle persone e dai territori.

Il QFP non è soltanto un bilancio: è il disegno politico dell’Europa che vogliamo. Per questo, come presidenti dei gruppi progressisti nelle due istituzioni europee che rappresentano i cittadini – il Parlamento Europeo e il Comitato Europeo delle Regioni – abbiamo espresso alla Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, le nostre forti preoccupazioni sulla governance del prossimo QFP.

Non si tratta di un semplice esercizio tecnico. È in gioco l’essenza stessa del progetto europeo. Dal modo in cui sarà governato il bilancio dipenderà se i territori riceveranno i fondi di cui hanno bisogno, se i lavoratori saranno sostenuti, se nessuno sarà lasciato indietro.

Ben vengano semplificazione e flessibilità, ma non possono diventare pretesti per recentralizzare o rinazionalizzare le politiche europee. Non accetteremo modifiche che mettano a rischio la gestione multilivello dei fondi strutturali dell’UE, uno degli strumenti più riusciti della politica di coesione.

Nonostante il linguaggio dei documenti interni trapelati lo scorso ottobre sia evoluto – da “Piano Nazionale Unico” a “Piani di Partenariato Nazionali e Regionali” – i rischi restano. Se le regioni perdono il loro ruolo, l’Europa perde ciò che la rende unica.

Nel prossimo QFP, il ruolo delle regioni nella gestione della politica di coesione e dei fondi per lo sviluppo rurale non è ancora chiaro. Se i futuri regolamenti escluderanno le autorità subnazionali dalla gestione dei programmi regionali in regime di gestione condivisa, si comprometterà l’approccio territoriale che ne garantisce l’efficacia.

Comprendiamo l’esigenza di flessibilità, ma deve essere accompagnata da stabilità e prevedibilità per le autorità di gestione e i beneficiari. La politica di coesione funziona proprio perché ha un orizzonte di lungo periodo. È essenziale che i fondi siano preallocati, affinché le regioni possano pianificare e attuare strategie efficaci.

Se i nuovi Piani di Partenariato devono funzionare, devono includere capitoli specifici per programmi regionali o subnazionali, e le autorità di gestione devono poter negoziare direttamente con la Commissione. Le competenze territoriali sono fondamentali per sviluppare politiche efficaci e basate sulle esigenze reali. Inoltre, le riforme legate a tali programmi devono essere connesse agli investimenti locali e regionali.

Dobbiamo imparare dagli errori della recentralizzazione. Quando si ignorano le autorità locali e regionali, gli investimenti diventano ciechi rispetto alle realtà territoriali e ai bisogni concreti dei cittadini. Invece di promuovere modelli centralizzati con piani nazionali unici e condizionalità rigide, dobbiamo costruire politiche europee che rispondano davvero alle persone, ovunque esse vivano.

Il bilancio post-2027 non è un ciclo come gli altri: è un momento della verità per l’Europa. In un’epoca di policrisi, sfiducia e insoddisfazione crescenti, dobbiamo dimostrare che l’Unione Europea sa ascoltare, sa cambiare e sa offrire risultati.

Ribadiamo il nostro impegno per un’Unione Europea costruita dalle persone e per le persone, che unisce territori e cittadini, non solo a parole ma nei fatti. Questo era lo spirito della Dichiarazione Schuman. Questo deve essere lo spirito dell’Europa del futuro.

Luca Menesini, Presidente del Gruppo PSE al Comitato Europeo delle Regioni, and Iratxe García Pérez is the Presidente del Gruppo S&D al Comitato Europeo delle Regioni